Una goccia

E

anche questa Pasquetta è andata. Si cambia, cambiano gli interessi, le abitudini, la soglia di sopportazione del tutto. Code in autostrada, spiagge come formicai, ristoranti che ti alleggeriscono il portafoglio. Lontano da tutto questo. Sono stato a Pavia, bella città universitaria a misura d’uomo. Passeggiare per il centro è stata una pacchia, visitare i luoghi e fotografare ancora di più. Bello il Museo Visconteo: bello soprattutto poter ammirare opere e tesori senza il frastuono che caratterizza i grandi musei soprattutto durante le festività. Un piatto di pasta al sole della piazza, poi un gelato. La sera prima mi ha chiamato un “amico”: – “Senti, tu poi vai a mangiare domani?” No, faccio io. “Perché?” E lui: “Così per chiedere, io domani penso che laverò la macchina”. Dunque tutta qui la tua Pasquetta, avrei voluto dirgli. Ma che glielo dico a fare, visto che lo vedo una volta all’anno e sebbene abitiamo ad un tiro di schioppo e ci conosciamo da una vita, non siamo amici, ma solo conoscenti. Poi c’è chi si è limitato a dirmi che Pavia non è una meta per cui valga la pena fare trenta chilometri in macchina. Alla fine della fiera il discorso della condivisione passa in secondo piano: non interessa passare qualche ora in compagnia, si preferisce evitare se lo scopo non giustifica il mezzo. Nonostante la profonda tristezza che sta dietro a queste cose, c’è sempre un modo per ritrovare il piacere di fare qualcosa ed è desiderarlo per se stessi, per arricchirsi ed aggiungere una piccola esperienza. Una goccia nell’oceano del niente, ma pur sempre una goccia.

Con chi vuoi

O

k, Pasqua con chi vuoi anche se mi sembra una bella presa in giro; presuppone infatti una scelta che io non posso permettermi. Quando affronto l’argomento “solitudine”, i toni si fanno aspri, come a voler dire che la colpa è degli altri o del caso. Invece è solo mia: un po’ perché nel tempo mi sono chiuso a riccio, un po’ perché me ne sono fatto una ragione e questo significa aver deposto le armi della volontà e della perseveranza. A Pasqua i sentimenti che ruotano intorno alla festa sono meno improntati al buonismo e alla condivisione (peraltro, a Natale, spesso solo sbandierati). La testa inoltre viaggia verso lidi di serenità per il lento avvicinarsi della bella stagione che, si sa, induce a pensieri positivi. La mia Pasqua non è con chi voglio o meglio, non è con chi vorrei. Sono strafelice di passarla a casa con i miei genitori ma quel che desidero può essere solo due cose: una, prendere la decisione di fare qualcosa da solo; due, avere la fortuna tremenda di trovare qualcuno che si degni di farmi una proposta. Negli ultimi anni mi sono dovuto confrontare con una realtà umana piuttosto deludente: apatica, addormentata, priva di interessi. Mai un invito, una sentita richiesta di condividere un’esperienza. Niente. La mia colpa primaria è essenzialmente quella di avere un’età indecifrabile, un abisso tra ciò che canta la carta d’identità e le potenzialità costrette a chiudersi nell’angusto spazio di una stanza da letto. Se proprio Pasqua è con chi vuoi, allora mi concedo la scelta di trascorrerla con le mie consapevolezze, ottime compagne del tempo che vivo. Buona Pasqua a tutti.