Notti insonni

In queste afose notti di Luglio il caldo non è l’unico nemico del mio sonno. Sono uno dei tantissimi mortali che vive in un condominio e dunque giornalmente è tenuto a rispettare le più elementari regole di convivenza. Fortunatamente, mi riesce facile. Non altrettanto posso dire per chi magari, è solito banchettare o fare salotti all’aperto sui terrazzi fino alle quattro. Credo di stare sfondando una porta aperta, e mi riferisco soprattutto a chi non si può permettere il privilegio di una casa propria, magari in campagna, ove il verso dei rapaci notturni è l’unico rumore distinguibile. Mi limiterò a dire un bel :“Beati loro”. Ciò che succede nel micro mondo dei condomini è il punto di partenza per una serie di considerazioni generali in materia di rispetto, convivenza civile e via dicendo. Si parla tanto, a livello politico, di integrazione, solidarietà, rispetto della persona. Si tratta di “paroloni” di cui in molti amano riempirsi la bocca per meglio apparire, per trasmettere un’immagine di equilibrio, di tolleranza e civiltà. Tutto questo è bello, ci dà un senso di sicurezza, ci fa dire: “Viviamo in un paese democratico, ne dobbiamo essere orgogliosi”. Fin qui, tutte parole. Trasportiamo il tutto nelle piccole realtà, all’interno dei quartieri, nei singoli palazzi. Qui, si scopre un mondo nuovo, così tremendamente lontano da quello di coloro che fanno indigestione di belle parole. Qui c’è un mondo di gente che ogni giorno fa un passo indietro per paura, accetta incondizionatamente segni e manifestazioni di inciviltà e anarchia. Noi, che viviamo tutto ciò ci affidiamo a chi dovrebbe tutelarci e che spesso latita con un “ Non possiamo fare nulla”. Fare casino alle 4 di notte in un condominio non è motivo per intervenire. I miei genitori, meridionali, hanno subito discriminazioni e forme di intolleranza già 48 anni fa, quando si traferirono al Nord. Il “meridionale “ era infetto, allora. Non so se loro si sentono ancora “inferiori”, non credo. Il razzismo esisteva ed esiste ancora. Forse stiamo passando da una forma di intolleranza territoriale ad una razziale. Ma se lamentarsi, dolersi della mancanza di rispetto oggi significa razzismo allora mi sento io, discriminato. Ma quante volte si dice che la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri? Eppure, vedo tanto silenzio intorno a me, connivenza, chiamatela come volete. Non sono razzista, amo il rispetto. Ma allora, quegli uomini potenti che parlano di integrazione si mettessero in testa una volta per tutte che ci sono persone che NON desiderano essere integrati. E che se una volta sono io a sentirmi discriminato, non è poi un delitto. L’Italia probabilmente è un paese ingovernabile. Non mi piace metterla sulla politica, io la odio la politica. Ma possiamo essere nazionalisti solo quando ci fa comodo? Perdonate lo sfogo. Mi piacerebbe avere testimonianze al riguardo e fare confronti..
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3 comments

  1. Ciao Ele, e grazie innanzitutto di essere passata da qui. Ti dò il benvenuto sul mio blog sperando diventi per te un piacere leggermi. Intanto ho visitato il tuo ( mamma mia io amo la fotografia!!! ) e ti seguirò! Un abbraccio, Enzo

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  2. Ormai stiamo diventando nostro malgrado una società multiraziale. Che ci piaccia o no, dobbiamo imparare a convivere, non solo fra nord e sud, ma anche fra est e ovest oltre ogni possibile confine.
    Avere una mente aperta aiuta a guardare anche chi la pensa diversamente da noi per religione, modo di vivere ecc. La cosa più importante è il RISPETTO.
    Te ne dò, lo pretendo! Questo è il mio modo di vedere la questione.
    Bòn per oggi mi fermo, gli occhietti reclamano vendetta, le parole iniziano a sdoppiarsi. Rimenendo in tema a questo post, la mia non sarà una notte insonne. A domani, pronta a leggere nuovi post che parlano di te. Ciaoooo!

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