Question time

I

l weekend appena trascorso , seppur buio e piovoso, ha fatto luce sulle ombre ed i pensieri negativi che si sono rincorsi nella mia mente durante la scorsa settimana. Merito di una riflessione forzatamente indotta dalla solita assenza di svago ma alquanto produttiva perché lucida. Lavoro dunque sempre da solo, sono io l’interrogante, io che pongo quesiti e sempre io a rispondere, ad illuminarmi. Una sorta di “question time” il cui protagonista è il sottoscritto con domande e risposte a raffica. Dicono che so ascoltare ma preme ricordare che sono molto bravo ad ascoltarmi ed ho sinceramente più a cuore questa seconda capacità. Quando decido di rivolgermi qualche domanda chiedendo il perché di certi miei atteggiamenti e di quelli altrui, mi accorgo di non avere più molta fretta di rispondere. Mi prendo il tempo che serve e poi, provo a fare chiarezza. Quell’impulsività che qualche anno fa si traduceva nella tendenza a tirare conclusioni affrettate mi ha di fatto abbandonato. Il proverbio dice che “a pensar male si fa peccato ma il più delle volte ci si azzecca”; spesso i fatti mi hanno dato ragione nel fidarmi o nel non fidarmi di qualcuno “a pelle”. Poi mi sono detto: “Perché limitarmi ad una valutazione approssimativa che potrebbe rivelarsi anche svantaggiosa oltrechè pregiudizievole?” E così, ho smesso di pensar subito bene o male di qualcuno sperando che, data una possibilità, concessane un’altra, alla terza io potessi finalmente avere una prova dell’affidabilità di chi mi stava di fronte. Questo secondo metodo di valutazione non mi ha dato le garanzie che cercavo ma mi ha aiutato ad accettare le persone per come esse sono. E, questa stessa tempistica nel giudicare gli altri io la sto adottando nei miei confronti. Sbaglio a fare una cosa? Beh, mi concedo un’altra possibilità. Sbaglio ancora? Me ne concedo un’altra. Alla terza, deduco che sono umano, ovvero imperfetto e magari anche coglione. Me lo dico io, non ho bisogno che lo facciano gli altri. Mi ritengo dunque fortunato ad essere io, l’unico confidente di me stesso, perché non c’è peggior amico di quello che ti consiglia dicendo ciò che tu vorresti ti venisse detto. Giusto? Ed io, che sono il più ipercritico dei critici, posso autobastonarmi e mangiare la carota quando voglio. Un grazie però lo devo rivolgere a chi sa sempre ascoltarmi con pazienza in modo disinteressato e riesce ( e ce ne sono pochissimi ) a starmi dietro, nonostante il fondo del barile sembri scendere ogni volta. 

Solite domande, nuove risposte
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6 comments

  1. Io dico che fai bene a rischiare, nel senso che come dico, a priori non è giusto chiudere le porte. E non è giusto far pagare ai nuovi amici ciò che si è subito in passato. Vedi, il blog mi sta avvicinando a persone nuove e ne sono molto felice. Si instaura un rapporto di scambio che arricchisce. Purtroppo in passato ho vissuto relazioni …troppo “unilaterali”.. Buona giornata Paolo.

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  2. E' vero, dopo tante cadute non si ha più voglia di soffrire per delle persone. Io ho attraversato – spero sia finita – un periodo di “saluti”, però continuo a buttarmi a perdifiato, forse mi piace il rischio, oppure forse non mi arrendo mai. Le nuove conoscenze in fin dei conti non hanno colpe se in passato ho trovato persone che mi hanno fatto soffrire.

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  3. @Goccia di neve: grazie del commento. Mi fa piacere che in un certo modo quello che scrivo induca alla riflessione. Io penso che l'amico vero sia quello capace anche di metterti la realtà in faccia.Di darti torto, se è il caso. Perchè l'amico vero lo fa sempre a fin di bene e mai per un tornaconto personale. Ciaoo!

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  4. Immagino che con il tempo una persona rifletta in modo diverso sulle persone e le relazione che si hanno con loro. “non c’è peggior amico di quello che ti consiglia dicendo ciò che tu vorresti ti venisse detto” la tua frase, lo ammetto, è stata una botta xchè mi rendo conto molte volte che io mi comporto nella maniera opposta con chi conosco(anche se mai con i miei più cari amici).
    Grazie per il bel post, mi ha fatto molto riflettere! Ciao!

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  5. Non hai capito male Paolo, anzi. Hai centrato il problema. Ma io non lo definirei un problema quanto un meccanismo di autodifesa. Io non blocco le porte a priori; diciamo che tendo ad aspettarmi meno di quanto facevo prima. Sai Paolo, è la corazza che si tira su con gli anni.Ma sono sempre aperto ad ogni piacevole sorpresa, anche se di soffrire non ho più molta voglia.. 🙂

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  6. Mi piace la tua conclusione, alla fine le persone non puoi classificarle come amici o nemici da uno sguardo. Io a volte tendo a farlo, forse io esagero più in un senso, credendo tutti amici, rimanendo male quando una persona che credevo amica, si rivela una carogna.

    Mi sembra di capire che il tuo problema è concedere poche chance ai tuoi amici, è così oppure ho capito male? 😛

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