Non ucciderlo!

U
n amico ieri, attraverso un articolo, ha manifestato l’intenzione di “uccidere” il proprio blog. Leggendo il contenuto del suo passo ho sospirato e mi sono meravigliato di quanto ritrovassi nelle sue parole, le mie. Precisamente quelle che avevo usato in un post di qualche giorno fa e di cui mi ero servito per manifestare tutto il mio ripensamento riguardo l’opportunità di continuare a scrivere. Lungi dal giudicare quelle che sono le motivazioni che hanno spinto Claudio a prendere questa decisione, vorrei provare a fare qualche riflessione al riguardo. A dirla tutta le ragioni non le conosco ma ho provato a dedurne qualcuna leggendo attentamente il testo del suo articolo e cercando poi di fare confronti con il mio vecchio post. Penso che quando si sceglie di impostare nella sua totalità o anche solo in parte un blog ad un livello intimistico, inevitabilmente si apre la nostra anima, la nostra interiorità al mondo. Poi magari nessuno vi pone attenzione ma, poniamo comunque le basi perché qualcuno lo faccia. Dunque il blog è territorio di tutti ma, mi preme dire, è in primo luogo, territorio di chi i propri pensieri su quel foglio, riversa. E come scrivevo nel mio vecchio articolo, questo diario finisce per essere il nostro specchio quotidiano, ci vediamo bene o male la nostra immagine riflessa e magari, finiamo per notarne il mutamento di fisionomia. Insomma, tutto ciò che di nostro, di intimamente nostro scriviamo prende la nostra forma come se fosse una fotografia. Capita che questa immagine noi la andiamo a rivedere più e più volte e scopriamo che ci piace sempre meno, fino a non piacerci più. Io, e parlo per me, ad un certo punto mi sono chiesto se la colpa fosse di questo strumento, dei miei pensieri, o se si trattasse semplicemente del mio timore a rivedermi, magari peggiorato, più melenso, e noioso. Chissà perché non mi dispiace andare a rivedere le mie vecchie foto e notare che sono cambiato, soprattutto, sono invecchiato. Ma rileggermi e ripassare i miei testi non mi regala piacere, anzi, spesso mi impaurisce. E quindi credo che non sia colpa del blog, e nemmeno dei miei pensieri. Guai se tradissi la mia anima, guai se solo ipotizzassi che ciò che scrivo non è reale. Semmai, sono io ad avere paura di me e della mia immagine che cambia. E allora, giusto dare ossigeno alle meningi, giusto prendersi una pausa, giusto anche tirarsi indietro se questo ci fa bene. Claudio, ho solo presuntuosamente ipotizzato le ragioni che ti hanno portato a questa decisione e già solo per essermi permesso questo, ti chiedo scusa. Il tuo articolo mi ha stimolato molto avendo magari anche solo lontanamente vissuto le tue stesse sensazioni; dunque, ho solo “tirato giù” quello che mi sentivo. Ti aspettiamo, ma se puoi, il tuo blog, non ucciderlo.

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6 comments

  1. E' vero a volte capita di sentirsi abbattutti per la brutta piega vche un blog assume, ma non bisogna prendere decisioni affrettate. quello che è stato scritto merita di rimanere sul Web! Almeno per i lettori. 🙂
    Un abbraccio a Claudio anche se non ci conosciamo: coraggio!

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  2. Ciao Enzo. Innanzitutto grazie per aver dedicato tempo e spazio al sottoscritto. Apprezzo molto il tuo tentativo di interpretare un disagio che, evidentemente, a tratti pare proprio comune. La mia decisione non deriva da alcun timore di vedermi riflesso nel mio blog. Confesso che, pur essendo un inguaribile incontentabile, mi piace come sono e come la mia vita si è evoluta nel corso degli anni. Questo anche se, paradossalmente, la rimetterei in gioco per buon parte. Apprezzo anche il coraggio che mi contraddistingue nel mettere in mostra parte della mia anima. In fondo questo è esercizio che ho sempre fatto nella realtà pagandone, ovviamente, le conseguenze. Ma sono consapevole delle regole, quindi le accetto. A non piacermi più (o comunque a piacermi sempre meno) è lo strumento. Troppo a portata di chiunque. Troppo esistente nell’”attimo” e nel “post” in cui qualcuno ci capita sopra traendo conseguenze che spesso sono sbagliate. Quando si scrive di se stessi lo si fa in preda ad emozioni profonde. Altrimenti l’esistenza tende a scorrere lungo i propri solchi. Personalmente amo godere in silenzio delle gioie (che sia una soddisfazione nella vita, l’incontro con una persona speciale, un importantissimo gol della mia squadra del cuore, l’emozione di un concerto o altro ancora). Da sempre la felicità e la gioia dell’attimo la vivo come un’implosione, la sofferenza invece trasuda fuori e, da qualche anno, lascia tracce nel blog. Ciò snatura un po’ le cose proprio per la sua parzialità che, evidentemente, altro non è che la mia. Ho preso una decisione d’istinto. Alla fine credo che molto probabilmente il blog sopravviverà nei suoi aspetti meno intimistici. Se non altro perché è stata sorprendente la reazione delle persone (non immaginavo neppure io quante potessero essere…) che dopo aver letto il post mi hanno trasmesso le loro impressioni rispetto alle mie parole. Altrettanto sorprendente è stato che, a parte piacevolissime eccezioni come la tua, la stragrande maggioranza lo abbia fatto in maniera “riservata” scrivendomi email (lettori che neppure immaginavo lontanamente di avere) o addirittura telefonicamente. Evidentemente uno strumento apparentemente asettico come un blog riesce a vivere su piani paralleli sfociando in ambiti che talvolta sfuggono. Beh, questo ora mi fa vedere la mia “creatura digitale” sotto un nuovo aspetto. E mi ha fatto scoprire che esistono persone speciali come te. Un abbraccio. Claudio

    @ Maria: Hai perfettamente ragione: uccidere un blog è un po' come uccidere di se stessi. O, meglio, anche solo una parte di sè. Ma io non ho affatto tendenze suicide. Adoro esageratamente la vita e le cose piacevoli che offre. Ho però il difetto (che però vedo anche come pregio) di rimettermi in gioco ogni qual volta raggiungo qualcosa di soddisfacente. 🙂 Salutoni. Claudio

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  3. Eh può capitare di avere un momento di crisi col proprio blog, ma bisogna stringere i denti e andare avanti. Al massimo, si può cambiare, perché nella vita si fanno cambiamenti, ma secondo me non va mai ucciso.

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