Un senso

C
alma, calore umano, relax. Tre semplici parole per definire il mio Natale in famiglia. Molte persone di mia conoscenza spesso si lamentano del fatto che, con l’arrivo delle feste, si debbono osservare rigidi clichet che comprendono: visita presso parenti, cerimonie di apertura regali, case invase da zii, cugini, eccetera. Io provo invece una certa invidia verso queste persone poichè, almeno una volta in tutti questi anni, avrei voluto sedermi attorno ad un tavolo affollato di persone e godere del calore speciale della famiglia “in grande stile”. Probabilmente poi, con il ripetersi dell’evento anch’io sarei diventato insofferente. Ieri, abbiamo comunque “allungato” la tavola per far spazio alle portate speciali, agli antipasti, ai dolci. In fondo questa intimità, il ritmo compassato, la specialità di una tavola fuori dall’ordinario hanno restituito parte dell’atmosfera Natalizia di cui si era persa traccia nei giorni precedenti. Natale speciale per me. Lo ricorderò; quando accadono eventi memorabili, si tende a memorizzare perfettamente dove ci si trovasse in quel momento, persino cosa avessimo addosso e si stesse facendo. Mi spiace non aver avuto il tempo di godere di questo evento memorabile lasciando che l’adrenalina svolgesse il suo compito anche se in effetti, a parte la famiglia, non avrei trovato terreno fertile per poter realmente condividere questa gioia. Se dunque, dentro di me sta iniziando un percorso che (mi auguro) porterà ad una evoluzione positiva dei pensieri e delle sensazioni, al di fuori di me, nulla è mutato e non potrebbe essere diversamente. Il vuoto, il deserto totale. Ieri, avevo voglia di uscire e con meno dispiacere del solito ho convinto un amico ad andare a bere qualcosa insieme. Pensavo toccasse a me raccontare di ciò che era accaduto, avevo voglia di farlo. Ed invece mi sono ritrovato io ad ascoltare, a dover sentire discorsi inutili di cui poco o niente mi interessava. Mi sono sentito persino tirato in causa quando questa persona ha fatto la seguente considerazione: “Ma perché certe persone, pur non conoscendoti, prendono una confidenza tale da raccontarti la vita?” A questo punto gli ho rivolto io una domanda: “Cosa pensi di queste persone, pensi abbiano problemi?”. La risposta è stata vaga, ma mi è giunto chiaro il messaggio. Solo qualche giorno fa mi sono ritrovato a raccontarmi, più del dovuto, ad una persona appena conosciuta; per poi pentirmene quasi subito. In fondo questa strana uscita serale, un senso l’ha avuto.

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7 comments

  1. Ciao Goccia, come dico a Paolo vorrei solo risultare meno “aperto” e farmi scoprire ( pregi e difetti )con più calma. Ma evidentemente a volte chi abbiamo davanti ci stimola a lasciarci andare. Salvo pentirsene dopo! Buona serata !

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  2. Ciao Enzo, vedo che ieri il Natale è stato buono. Bene! 🙂

    Confidarsi con gli sconosciuti… mmmh…. qualche volta è capitato anche a me e mi sono sempre pentita dopo, però… penso sia come dice Paolo, se lo si fa c'è un motivo, forse è la semplice voglia di sfogarsi, e poi quel che fatto è fatto! 🙂

    Stammi bene, saluti!

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  3. Ciao Paolo, effettivamente a volte, lasciare certe confidenze a semisconosciuti potrebbe essere meno dannoso che farlo a conoscenti. Per i motivi che hai evidenziato tu. Ciò di cui spesso mi preoccupo è di non essere più “trattenuto”. In fondo è anche giusto che una persona si “scopra” piano piano…Buona serata!

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  4. Sbattitene di certe chiacchiere, se tu hai raccontato ad un semi sconosciuto un tuo fatto è perché te lo sentivi e perché inconsciamente quella persone ispirava fiducia.

    A volte sanno aiutarti più dei semi sconosciuti di ipotetici conoscenti: questi ultimi magari invece di aiutare sparlano dietro la tua confidenza. Questo per dirti come non esiste una legge in tal senso.

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