La mano buona

A
h, se solo potessi aprire la porta di questa gabbia; se solo riuscissi a smettere di sbattere le ali inutilmente girando su me stesso; se anche solo mi fosse concesso di scegliere. Frasi ripetute a me stesso nei momenti in cui lo sconforto ti impediva di vedere un appiglio (anche uno) che ti spingesse su, al di sopra del baratro. Ora quelle frasi risuonano come un lontano ricordo ma, nonostante tutto, sono ancora molto vive e riportano alla mente le sensazioni di allora. Cerco di capire chi, cosa mi spronasse a rialzarmi, a crederci, a vedere la luce in fondo al tunnel. E rivedo me, soltanto me. Capisco e orgogliosamente mi rendo conto di quanto possa essere vigoroso l’animo umano, di quanto la mente riesca sempre a trovare un fonte da cui attingere energia positiva. E tutto sembra ora avere un senso “miracolosamente” preciso. Una lunga premessa per collegarmi all’articolo di un amico blogger il quale in sintesi afferma questo: “ Non importa come si inizia un percorso, poco conta se nell’affrontare il tragitto si sbaglia, si inciampa, si cade; ciò che importa è concludere da vittorioso”. L’articolo richiamava la metafora del giocatore e del banco: non abbattersi quando le carte sono a sfavore, prima o poi la mano buona arriva. Per esprimere la mia modesta opinione ritengo che la metafora del gioco presuppone uno stretto riferimento al caso, all’alea, al calcolo di probabilità. Le mani buone arrivano, ma quanto per merito del giocatore? Si attende. Trasponiamo il tutto nella realtà. Può l’attesa della mano buona giocare un ruolo per ottenere un successo? Ed il rischio è importante? Entrambi hanno un peso ma che differenza passa tra gioco e realtà? Io penso che tutto stia nell’azione e nella forza di volontà. Agire, pensare, muoversi verso una direzione, prefiggersi un obiettivo è di fondamentale importanza. E serve a poter dire: “ Io c’ero, ho giocato”. All’amico blogger che attraversa un momento difficile dico: “Gioca, credici, non aspettare che sia il banco a fornirti le carte giuste”. Potrai svoltare, potrai esultare e fiero dirai: “Non è stato solo un caso!”. Siamo tutti seduti intorno ad un grande tavolo da gioco; guardiamo il banco con timore pensando lui possa essere artefice delle nostre sfortune/fortune. Allora continuiamo a guardarlo con rispetto ma non dimentichiamo ma di cercarla, la mano buona. Non tutto forse è scritto.

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5 comments

  1. Oooooh quanto mi piace questo post! Sugli argomenti che hai appena descritto potrei parlarne per ore.
    Io la penso così: il banco non centra proprio un cazzo. Siamo noi e solo noi gli artefici della nostra vita. Lo so, potrebbe sembrare un concetto trito e ritrito. Ma è così! Imparato a mie spese. C'è stato un momento nella mia vita in cui mi sono fatta le stesse domande che ti sei fatto tu.
    In quel caso non bisogna aspettare la cosiddetta “manna dal cielo” perché se non muoviamo il fondoschiena non arriverà mai. Siamo noi, con le nostre scelte e le nostre azioni a decidere cosa è meglio per no. Certo, incontreremo lungo la strada delle persone che ci aiuteranno, che ci faranno forza e ci daranno una mano per rialzarci. Poi starà a noi fare la prossima mossa. Hai assolutamente ragione quando dici: “agire, muoversi, prefiggersi un obiettivo” Ecco, quello è il segreto per andare avanti ed ottenere quello che si desidera! Se no rischi di arenarti in un limbo. Se no rischi di “non vivere”. A me stava capitando di non vivere. Ho rivoluzionato la mia vita, fatto dei rischi assurdi, messo a repentaglio le mie scelte e ce l'ho fatta. Sto ancora lottando per quello che voglio e non smetterò mai di farlo perché mi fa sentire viva!
    Grande Enzo, il tuo post mi ha fatto molto riflettere!! 🙂
    A presto

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  2. condivido quello che ha detto Paolo, però non basta aspettare, almeno è quello che credo, ma se ne può discutere, perchè in fondo io non sono che appena uscita dall'uovo, come direbbe mia madre -_-
    Enzo, a quanto pare la pensiamo uguale, quando il destino non si fa avanti devi essere tu il primo a farlo 🙂
    se fosse così facile però 🙂 ciaoo!

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