Fiat lux !

U
n gruppo di bambini che indossano solo una felpa e giocano a pallone nel giardino di casa. E’ questa l’immagine che più mi è rimasta impressa durante la mia passeggiata di ieri pomeriggio. Non è stata una bella giornata, quella di Sabato, ed il tenore del post precedente ne è la dimostrazione. Ho così deciso di rivangare i vecchi tempi in cui stanco, depresso ed esasperato salivo sulle gambe e partivo per un’ignota destinazione. Il mio quartiere si estende su di una superficie molto ampia che non ha subito per fortuna grandi trasformazioni negli ultimi decenni. Sono le auto ad aver rovinato tutto, non solo la speculazione edilizia. In fondo i campetti esistono ancora, qualche giardino ( magari poco curato ) è ancora lì dov’era vent’anni fa. E’ il silenzio che manca. Rumore, smog, pazzi scatenati alla guida, le voci dei bambini che giocano sono soffocate dal rombo dei motori. Passeggiare è rimanere, tutto sommato, ad uno stato quasi di natura facendosi beffe del rumore di fondo. E camminando io ritrovo me stesso. Così, sono partito in direzione della solita ignota destinazione attraversando luoghi a me cari, pieni di ricordi. Ma non voglio precipitare nella malinconica reminiscenza dell’infanzia ormai perduta, non è questo l’obiettivo dell’articolo di oggi. Mettete un Sabato di Febbraio che sa di Primavera, accarezzate il gusto di aprire il giubbotto e slegare le ossa, l’incomparabile piacere di levarsi il berretto e snodare la sciarpa. In tutto questo io ritrovo già un piacere immenso. E sto camminando. E ad un tratto, ecco un bel gruppetto di ragazzini che anziché indossarli, i giubbotti li utilizzano come pali di un’improvvisata porta da calcio. Cambiano le generazioni, non il senso pratico. Torno bambino anch’io, non mi riesce difficile. Anch’io ho voglia di scalciare, di slegarmi da tutto, di tirare un bel destro potente a qualcosa, ai momenti di tristezza, ai problemi, magari proprio a questo freddo. E se fosse davvero questa prima luce di primavera a mettermi sul binario della serenità? Ho voglia di smettere di vestirmi a strati, di chiedere a quei bambini se posso unirmi a loro, giocare con loro, ridere e scherzare come solo loro sanno fare: in modo del tutto naturale e scevro da ipocrisie varie. Fiat lux, allora. E’ bastato poco, pochissimo. Luce porta luce, sorrisi, bimbi che giocano, giubbotti che si aprono, voglia di evasione. Ma dov’è finito l’Enzo melanconico del post precedente? C’è, è ancora qui. Basta poco no? Un gruppo di bambini, la gambe che spingono, il primo sole di primavera, il vecchio quartiere. Torno mestamente a casa, ho un forte mal di testa ma la giornata non è stata delle più facili. Sono pronto ad affrontare una nuova settimana: gambe mie fatevi onore, la strada è ancora lunga.

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12 comments

  1. Viola, grazie come sempre per i tuoi commenti. Apprezzare le piccole cose, riuscire a scorgere, anche in una giornata apparentemente buia e difficile le sfumature piacevoli.Si può fare anzi, si deve. L'istinto di sopravvivenza ce lo chiede!

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  2. oooooh questo post sprizza serenità da tutti i pori! così mi piace! 😀 alle volte basta incrociare il sorriso di qualcuno per far si che la nostra giornata cambi al meglio… bisogna solo guardare nella direzione giusta.. e tu lo stai facendo! 😉

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  3. Ciao! Anch'io sono uscita dalla tana!!!!! Giovedì in campagna, lungo il mio solito itinerario, ma è una passeggiata che mi rimette sempre in pace con me stessa, che ni rasserena quando sono giù, Ricordo che in momenti veramente bui, quando l'angoscia mi serrava il cuore, andavo a camminare. Tornavo a casa rinfrancata. Ieri invece auto fino a Barolo e poi passeggiata su e giù per i vicoli del paese, ma proprio tutti, spiando sui terrazzini se spuntava qualche germoglio nei vasi di coccio. Pareva primavera

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