Quella sporca ultima pratica

L
a maledizione dell’ultima pratica incombe sullo sportellista. Peccato che, chiudendo lo sportello alle 16, la pratica delle 14.30 potrebbe non essere l’ultima. Oggi è stato così, almeno per me. Sulla scrivania fanno bella mostra di sé quelle istruite, oltre ai biglietti che costituiscono prova provata della tua efficienza sul lavoro. Oggi ho avuto la sensazione di farmi il doppio del culo di altri giorni nonostante l’affluenza sia stata inferiore ed il personale in numero superiore al solito. Le deduzioni le lascio a voi. Parlo dell’ultima maledetta pratica, quella più incasinata che parte male e finisce peggio quando ormai gli occhi non ce la fanno più, quando guardi l’utente con aria assonnata e vorresti dirgli se fosse proprio il caso di arrivare a quell’ora. Tutto è frutto del caso, però. Quotidianamente scelgo il mio destino, decido se la mia giornata avrà una piega buona o pessima. Il “chiama ticket”. Strumento infernale con cui l’utente viene chiamato allo sportello, con il suo bel numero. E lì, capisci tutto. Oggi è stata una di quelle in cui tutto faceva presagire ad un turno favorevole; ogni giorno accumulo i numeri chiamati e ogni numero mi ricorda ciò che ho combinato. Non ho ancora dimenticato il famoso 70, di Lunedì. Quell’ultima maledetta pratica di oggi mi ha potentemente intimorito, reso fragile, timoroso. E solo perché…non lo posso dire. Il mio lavoro ti obbliga a stare per ore costretto a sopportare il fastidioso vociare del pubblico, un rumore che ti costringe ad urlare, a spiegare concetti sempre uguali, a dare indicazioni a macchinetta sempre con toni da stadio. Che palle. Dopo la maledetta ultima pratica di oggi, mi sono rintanato di corsa sul 17.20. Ci salgo che sono solo le 16.30: potrei camminare, prendere un po’ d’aria ed invece l’istinto mi porta in stazione e di corsa al binario. Fino alle 17 il vagone è tutto mio, chiudo gli occhi, mi accarezzo la barba e penso che me la terrò anche domani. Accendo il computer: ma chi me lo fa fare dopo quell’ultima maledetta pratica? Ed è il mal di testa che affiora in questo esatto momento in cui butto giù questi pensieri sconnessi. Silenzio, ho bisogno di tanto silenzio. Ed invece qui è pieno di gente che urla, parlando lingue differenti, italiano sgrammaticato, dialetti che sanno di antico. Li sto osservando, gli urlatori, li guardo e mi chiedo perché hanno così tanta voglia di parlare e di farsi rimbombare nelle orecchie le loro stupidaggini. E c’è pure quella seduta dietro di me che mi costringe a subire la corrente d’aria sul collo. Ora mi alzo e glielo dico……Ecco fatto, mi ha pure guardato male. Sintesi di una giornata tipo. Passo e chiudo.




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6 comments

  1. Ciao Fabio!!! Grazie, faccio del mio meglio, anche se credo che volutamente in questi giorni manterrò un po' di doveroso silenzio. Che naturalmente spiegherò… Ciaooo

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  2. Va bene,la prox volta mi farò riconoscere. Se ti avessi visto scrivere però ti avrei chiesto di girare il video e… ti avrei fatto un commento in diretta! Buona serata

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  3. Ma ma….cosa leggono i miei occhi? E' assai probabile che dietro a quegli occhiali scuri io stessi dormendo o quasi…e non ricordo di chi mi sia passato a fianco. Ma certo che ero io!!!!! E certo che dovevi chiedere! La prossima volta fatti riconoscere visto che non posso farlo io non avendo una tua foto…Buona serata a te

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  4. Ciao!! E stasera sul 17.20, carrozza di prima declassata c'ero anch'io…e credo anche tu. Maglietta a mezze maniche, calzino blu, scarpa sportiva grigio-bianco, occhiali scuri, seduto al contrario del senso di marcia. Non scrivevi nè leggevi: era la sera della musica. Scendendo ad Asti ti sono passata vicino, ma…che fare? Dire “Sei Enzo de Il mondo di Enzo? Tanto piacere Viola”. E tu magari dicevi “Embè?”. Oppure mi ero sbagliata clamorosamente e mi facevo una di quelle figure… Comunque buona serata.

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