Ordine sistematico

V

orrei tanto poter avere il tempo di parlare con coloro che negli ultimi tempi ho bistrattato. Vorrei davvero convincerli, spiegando che l’assenza non è mai tale. Quando il tempo mi travolge e sono indaffarato ad incastrare ogni movimento, ogni impegno all’interno del giusto spazio, io penso a loro. Penso agli amici, a quelli pseudo tali, penso anche a me stesso. Vorrei far capire che la mia incapacità di essere (se non amico) una persona affidabile, non è una malattia curabile. Mi piacerebbe dire loro quanta fatica faccio ad essere o ad apparire sereno di fronte a tutto questo. Sono un uomo ansioso, vittima delle proprie paure, prima fra tutte quella che la propria vita gli sfugga di mano. Quando la fase è concitata sto malissimo, peggio di quando tutto invece, sembra immobile. E’ vero, ora non ho tempo per pensare al senso della vita, devo solo far quadrare i conti in un periodo dove regna l’incertezza, soprattutto sul lavoro. Mi ero abituato bene ad un certo tipo di quotidianità, in fondo l’ufficio dovrebbe essere il male minore considerando la pendolarità. Ma ora che il lavoro sta cambiando io sento subito il carico emotivo: sono stanziale, abitudinario, una volta accettato il territorio d’azione vorrei fosse l’ultimo. Ed invece non è così. Mi sono posto un termine:la fine dell’estate. Spero che per allora io possa riprendere in mano il timone e mi venga concesso di studiare a tavolino anche le amicizie. Che brutte espressioni, vero? L’amicizia dovrebbe essere un sentimento, la vita poi non è una stanza da sistemare, i pensieri non posso essere ordinatamente chiusi in un catalogatore da ufficio. La mia rovina è la schematicità mentale. Che poi finisce per travolgere ogni cosa, sentimenti compresi. Chi vuole ha pazienza, chi non vuole se n’è già andato. Non me la sento di dare addosso al virtuale o solo ad esso; ma non posso spiegare a coloro che mi stanno ancora dietro il perché della mia volatilità. Quando mi siedo qui, come stasera, è come facessi realmente ordine su qualcosa. E questo mi rende apparentemente più tranquillo. Sono sempre solo. Stamattina ero a casa e per niente al mondo mi sono perso un appuntamento al quale ero abituato tempo fa: una chiacchierata con mia madre. Non ha prezzo, credetemi. E’ l’unica persona al mondo che rispetto e con lei sto cercando di recuperare il tempo perso nei litigi dei periodi bui. E’ l’unico conforto che abbia.

 
camera

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