Bandiera bianca

D

eve andare così. Alzare bandiera bianca quando l’avversario si chiama destino non è poi così disonorevole. E non è mai una resa vera e propria, il fato quotidiano è solo una delle tante battaglie che fanno della nostra vita una vera e propria guerra. Il buon Seneca diceva:“Il fato guida chi lo accoglie e trascina chi lo combatte”. Possiamo dargli completamente torto? Ma quando al termine di ogni battaglia la conclusione finisce con l’essere sempre la stessa (non ci ho capito niente), beh non resta che adeguarsi. Inaspettatamente il lavoro sta diventando un problema. Prima era semplicemente un “falso”. Ora che stavo metabolizzando fisicamente gli spostamenti continui, ora che stavo facendomi una ragione della mia non-vita, ci si mette pure il lavoro. Detto così sembra che fino ad ora io mi sia coccolato dietro una scrivania; niente di più falso. Solo che adesso è arrivato il tempo delle novità, di chi arriva e deve per forza sconvolgere tutto, credendo di rappresentare il nuovo. Io so già cosa mi aspetta e sebbene abbia imparato la lezione, ho paura. Ho paura di me, della mia fragilità, dei miei pensieri quando tutto sembra travolgermi. La mia mente parte in quarta e vola verso i lidi tanto sognati e mai raggiunti: condivisione, allegria, pacche sulle spalle. Poi quei pensieri tornano beffardamente a colpirmi il cuore, come un boomerang. Tornano vuoti, privi di speranza, di consistenza. Sono amari. Amaro come il mio umore di oggi, come la mia voglia di iniziare quel percorso di silenzio distruttivo che tanti hanno calpestato allontanandosi da me. C’è una bandiera bianca che sventola di fronte a questo generale impietoso che sembra avere tutte le carte in regola per vincere la guerra. Eppure in questo “deve andare così” c’è a volte la soluzione salomonica ai milioni di perché che costellano la mia giornata, alle milioni di mancate risposte che mi porto a letto nella speranza di un domani diverso. Pare semplice per qualcuno minimizzare ma rispetto pienamente le opinioni di tutti: perché tutti, chi più chi meno viviamo quotidianamente la battaglia. Poiché non voglio pretendere di essere capito, ancor meno amo sentirmi commiserato e odio sentirmi dire le solite frasi di circostanza, penso che il silenzio distruttivo abbia una ragione di essere. E’ la giusta via di mezzo tra rispetto per se stessi e considerazione dell’altro senza sfociare nella banalità. Deve andare così. E chi vede solo negatività in questo articolo non ne ha afferrato il senso vero.

 
bandierabianca

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