L’inferno è qui

E

allora c’è ancora da lavorare, buono a sapersi. Giornate come quella di oggi dicono che Enzo ha ancora limiti caratteriali evidenti ai quali non è possibile far fronte con un semplice “ormai, la personalità è questa, non c’è più niente da fare”. Vale la pena di lottare se non altro per dare un senso pratico ad un’esistenza che si sta riducendo al necessario per respirare. Ho provato e riprovato a ragionare per compartimenti stagni, ad affrontare i problemi uno ad uno. D’altronde lo scopo è sempre stato quello di evitare la commistione dei mondi e la loro reciproca contaminazione. Vita da una parte, lavoro dall’altro. L’obiettivo è sempre stato questo Enzo, vero? Non alzo bandiera bianca e riparto dalla mia ormai cronica intolleranza; dal punto di vista generale il lavoro ( o almeno le dinamiche interne ad esso ) deve avere un ruolo impalpabile. Il lavoro non è vita, ancor meno la vita è lavoro dunque dell’ufficio non mi deve fregare nulla. Al momento però è proprio quello il posto dove le mie debolezze tornano a farmi ciao, e a sorridermi beffardamente in segno di scherno. Ed io lì, indifeso come sempre, improvvisamente senza forze, mentalmente azzerato. Sento di essere appeso ad un ramo ormai rinsecchito, penzolante su di uno strapiombo. Comunque non è finita. Non mi aspettavo davvero che sarebbe stato l’ufficio a ridarmi carne da mettere al fuoco delle mie riflessioni. Come ben sapete non ho da parlare di vita, di relazioni, di quegli aspetti che dell’esistenza di un uomo dovrebbero rappresentare le cosiddette “valvole di sfogo”. La mia paturnia odierna è un pretesto per far scivolare le dita sulla tastiera quasi a voler non piangere, a non cadere nell’errore di lamentarsi, di piangersi addosso come sempre. Giornate come queste ti invitano a non avere paura della paura, a non prevedere l’inferno prima ancora di averne sentito il calore assassino. Spesso è facile a dirsi, decisamente ardimentoso e presuntuoso da farsi. Possiamo studiare bene la parte, come faccio io quando mi metto qui, a mente fredda. Poi, una volta in scena, il copione studiato va a farsi benedire ed ecco rimediata la solita figuraccia. Ma allora quanto vale prepararsi? E quanto lavorare su se stessi se poi l’attore principale finisce schiacciato dal ruolo invadente del regista? Tutto questo per dire che oggi è stato l’inferno, faceva caldo dentro e fuori. E ora, solo ora sento il piacere di un alito di vento che mi accarezza la mente. Troppo poco.

 
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