Pensieri al fresco

D

iciamo subito che giornate “africane” come questa annientano ogni velleità cerebrale. Vanno letteralmente a farsi benedire paturnie e seghe mentali di ogni tipo, in fondo ciò che dovevi dare lo hai dato (al lavoro). Ti resta un pietoso ritorno sul regionale che comincia a diventare, giorno per giorno, un forno puzzolente pieno di persone la cui traspirazione sale paurosamente oltre il limite della sopportazione umana. Che ci sto a fare qui, mentre l’accappatoio post doccia sta provocando l’ennesima sauna? Per lasciare il solito segno, la solita traccia esistenziale, un possibile “ago nel pagliaio” nell’apparente nulla quotidiano. Ci sono giornate che meritano di essere ricordate solo da chi le vive, solo da chi segue minuziosamente le proprie acrobazie interiori, i contorcimenti e le possibili ( spesso improbabili ) evoluzioni. Miglioramenti dunque: se ce ne sono, sarebbe sempre opportuno farne menzione per ricordarli a chi scrive, magari per trarne una fugace lezione ed un sorriso abbozzato di soddisfazione. Poi, domani si vedrà. Sono qui a regalare la scena alle piccole rivincite di Enzo come uomo sempre debole, del tutto permeabile allo stress e alle situazioni in continuo mutamento. Enzo è abitudinario, stanziale. Ha bisogno di un luogo sicuro e quando l’ha trovato, guai a modificargli l’ambiente, le condizioni di vita. Perde sicurezza, ha bisogno di protezione, si sente sperduto. Enzo ha grandi limiti caratteriali. Può bastare una giornata senza cedimenti, senza crampi allo stomaco, senza lo sguardo fisso all’orologio; può bastare a dire: “Enzo, oggi stranamente ti vedo tranquillo, nonostante tutto”. Piccoli traguardi, alla fine di un giorno da pressione azzerata, da maledetti pantaloni lunghi che ti si appiccicano alle gambe e tu vorresti denudarti lì, e chissenefrega di chi c’è. Solo l’inizio. Ma riflettendoci ancora bene percepisco la sensazione di avere in mano il coltello dalla parte del manico: gioie, momenti di crisi, pianto, felicità. Sempre io e solo io posso decidere. Ma da quanto tempo avrei dovuto capirlo? E’ troppo tardi per cominciare o per abbozzare una timida rivincita? A questo punto, a questo benedetto punto, no. Il regionale inibisce ogni forma di approccio umano, ogni tentativo di studiare l’ambiente circostante. Dovevo per forza guardarmi dentro: non ho visto granché ma ho respirato vita ed un alito di refrigerio. Ogni tanto capita.

 
Treno in moto

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