Con la giusta calma

E

’ raro poter approfittare di una tale calma per scrivere qualcosa. Non sono in vacanza o forse si. A Torino è festa patronale e noi, dipendenti pubblici privilegiati, possiamo godere di un po’ di (meritato) riposo. E chi, a quel “meritato” storce il naso all’idea che si è fatto in questi anni dell’impiegato pubblico, può andare a quel paese. I lavori sono tutti ( o quasi ) onorevoli, la differenza la fanno sempre le persone e chi generalizza è nel torto. Parlo proprio io che in nome dell’integralismo, ad esempio verso il mondo virtuale, ho fatto mie, crociate e campagne denigratorie. E’ il tempo della moderazione, perché è giunto il momento di guardare il mondo imprigionato nella rete con l’occhio di chi, ormai non ha più voglia di capire. In realtà ho capito tutto in questi mesi, nonostante scriverne riveli l’esatto contrario. Ho ben inteso l’importanza di pesare la propria esistenza senza però poggiare sull’altro piatto della bilancia quella degli altri. Ho appreso a fatica che si può vivere un’amicizia a prescindere dalla presenza fisica costante: basta non considerarla tale, è sufficiente pensare che una persona in più nell’ambito delle conoscenze non guasta. Ho fatto un madornale errore di valutazione di cui chiedo venia a me stesso, se non altro per il patimento morale cui ho sottoposto il mio povero cervello. A volte tornano le immagini di Enzo seduto davanti al pc, l’abat-jour accesa alle sue spalle a formare una silhouette senza corpo né testa. E quando riemergono i ricordi, la domanda sorge spontanea : “ Come ho fatto? “ Certo, come ho fatto a sentirmi così abbandonato, a piangermi addosso, a voler a tutti i costi chiedere aiuto? Chissà se parlo così solo perché la luce dell’estate mi regala la sensazione della libertà, della totale indipendenza. Devo pensare a tutti i costi che si tratti di una fase passeggera? Può darsi che l’incontro recente, l’aiuto di E. stiano giocando a mio favore. Non ricordo cosa sia un senso di colpa, questo si che è un passo avanti. Ma ancora pare strano, all’Enzo che siete abituati a leggere, sentirsi leggero. Sono volubile, imprevedibile, inattendibile. Il fatto è che quando scrivo riporto fedelmente ciò che arriva da dentro nell’esatto momento in cui lo faccio: questo blog è inattendibile nella misura in cui a distanza di dieci minuti dalla pubblicazione dell’articolo, potrei sentirmi in maniera del tutto diversa. Ma che c’è di più bello del fatto di dire esattamente cosa si sente salvo poi prendersi il lusso di non scolpire nella pietra le sensazioni? Anche questa è libertà.

 
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