Senza passare dal “via”

P

er uno complicato come me la serenità assume connotati particolari; una complessa e perfetta combinazione di sensazioni, quasi mai frutto di un lavoro propositivo, assertivo e di iniziativa verso l’altro. Uno come me è sereno quando si accorge di esserci arrivato da solo, al traguardo. Io mi guardo intorno e non ho bisogno di vedere qualcuno o di sentirne la presenza, il mio concetto di serenità è intimo, personale, per questo doppiamente difficile da esprimere e da guadagnare. Se dunque ora manifesto una vaga serenità, dovrei sentirmi anche straordinariamente orgoglioso per il lavoro fatto. C’è sempre un “ma”. Ma, il senso di colpa è in agguato e si manifesta nel timore di aver conseguito la meta se non attraverso l’azione, sicuramente giocando sull’omissione. E’ una sega mentale inutile perché ho la percezione che, quando stai bene dai sempre fastidio a qualcuno. Gli umani sono monotoni, ripetitivi e scontati; quando sei nella cacca tutti si augurano che passi, sono pieni di belle parole ma, in fondo e nel profondo vorrebbero tu rimanessi lì, nelle sabbie mobili. Ciò nasce da uno strano spirito di solidarietà che proviene da coloro che in un certo momento della tua vita, ti sono empaticamente legati. E inconsciamente vorrebbero continuare ad esserlo. Si spiega in questo modo il comportamento di quelli che criticano, alludono a qualcosa che a parer loro non è come io voglio far credere. Io non ho agito e non ho omesso per raggiungere uno stato di benessere. Quando mi relaziono con gli umani, io semplicemente mi adeguo. E adeguarsi non significa assecondare ma adottare il comportamento utile al proprio benessere mentale e psicologico. Un esempio: sono rare le persone verso le quali “spingo” me stesso oltre le barriere della mia personalità, davvero rare. Quando lo faccio, non nascondo di aspettarmi qualcosa. So già che non l’avrò. Non capisco una cosa: se non agisci ti criticano perché non sai coltivare l’amicizia; se agisci ma non ti senti ricambiato devi coltivare l’amicizia. Ma per quale stupido e strano motivo la gente si permette di dettare regole comportamentali quando è la prima a volere sempre e comunque, l’occasione per ferirti. In realtà tutti viviamo sospesi per aria e finché stiamo là, nessuno può permettersi di giudicare. Sento, leggo e aborro certe considerazioni. Sono libero, sereno, e tranquillo. Se a qualcuno dà fastidio, è pregato di togliere il disturbo, senza passare dal “via”.

 
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