Prendere o lasciare

I

o sono così, prendere o lasciare. Sono sfinito. Ieri mi sono ritrovato a discutere della mia incostanza, di quanto di male il tempo e la schiavitù da esso hanno prodotto sul mio reale desiderio di contatto umano. Avere innalzato un muro tra me ed il mondo è stata solo una delle tante conseguenze del mio grande limite di sempre: sganciare la mia esistenza dalle regole e dalle schede procedurali che mio malgrado, il tempo mi ha imposto. Non si può vivere in questo modo. Al di là del danno che questo mi crea, vogliamo dimenticare la possibilità di gestire uno straccio di rapporto? Sono un perfezionista e pretendo l’impossibile. Ad esempio, spesso sento il desiderio di esserci per tutti e questo rasenta l’assurdo: innanzitutto perché non tutti meritano la mia presenza o stanno lì ad aspettare un mio segnale; poi perché è assolutamente importante capire chi merita e chi invece no. Il tempo è preziosissimo dunque non è poi così utile sprecarlo per coloro che non apprezzerebbero lo sforzo. Così, ho avuto modo di ricordare a me stesso di quella costante incredibile presenza cui fa seguito un’improvvisa assenza. E’ il mio modus vivendi. Sbalzi. Basterebbe fare una media matematica per ottenere comunque un buon risultato ma non è il terreno giusto. In buona sostanza, rimango quasi sempre solo, agisco poco, ritengo di essere così potente da pensare che gli altri avvertano la mia presenza. Io li penso, dovrebbero saperlo. Non basta affatto. Prendere o lasciare. Mi ritrovo a raccontarmi sul blog e quasi mi pare un’esperienza nuova. Visto? Succede anche con la scrittura; ho scoperto la possibilità di divertirmi con il racconto e subito ho mollato quattro a zero il blog e la voglia di parlare di me. Poi magari è solo un beneficio, forse è la solita, immancabile, patologica sega mentale. Vorrei ricordare che sto anche vivendo, nel frattempo. Di una vita che non si può certo definire scoppiettante ma che mi alza leggero sopra ogni pensiero, ogni turpe valutazione dello stato di fatto. Che io stia imparando a vivere? L’estate è una carogna o semplicemente un bellissimo incontro che ti cambia la vita. Non posso e non devo aver paura della fine di un sogno se me lo sono costruito con le mie mani e solo con le mie mani posso distruggerlo. Ho ancora margini di miglioramento, occorre capire che questo momento lo voglio vivere. Si tratta di focalizzare l’attenzione su ciò che vale e no, ora più che mai, ora che la mente è sgombra. Al momento però, prendere o lasciare.

 
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