L’uomo di cristallo

E

d è in questo momento della giornata che si riesce a sorridere alla vita. In questo istante ho il privilegio di veder spuntare un’espressione serena sul mio volto ripensando agli accadimenti quotidiani. Ho piena facoltà di giudicarmi, di deridermi, di studiarmi consapevole del fatto che potrei anche trovare una soluzione. Inutile, bisognerebbe avere realmente la possibilità di essere ripresi e di poter visionare le registrazioni in questo esatto momento. Io scrivo. So che non tutti hanno questa possibilità oppure forse ce l’hanno ma la ritengono una perdita di tempo; nel mio caso faccio di necessità, virtù. Lo trovo estremamente rilassante e costruttivo. Basta con le premesse. Oggi ho avuto una giornata lavorativa dai due volti: tranquilla per una buona parte e devastante dall’altra. Precisiamo: devastante è un aggettivo esagerato ma, quando si tratta di effetti sulla personalità e sulla psiche ci sta tutto. Sono andato nel panico di fronte ad un errore. Un classico, una reazione naturale se l’errore non lo perdoni a te stesso. Riguardandomi ora ( o almeno immaginando la mia espressione e le mie parole ) la reazione è una sola : rido. Qui emerge un’altra contraddizione che rende Enzo sempre più un soggetto indecifrabile: se ha accresciuto l’autostima nel tempo e pretende da sempre più da se stesso, perché non riesce a a gestire le situazioni difficili facendo affidamento sulla ritrovata fiducia? Perché emotivamente è un uomo di cristallo. Perché Enzo ha ancora una tremenda paura di sbagliare e se sbaglia, quasi piange. C’è da vergognarsi? Forse si, forse no. Enzo non perdona a se stesso di essere un uomo disponibile, capace che, pur volendo sfuggire a questo stato di cose, non ci riuscirà mai. Enzo è in gabbia. Adoro riflettere in questo modo ma non perché so che potrebbe aiutarmi; per quanto ci sforziamo ad apprendere le lezioni della vita rimaniamo prigionieri di quella parte di noi stessi che è l’anima. Bella o brutta che sia. Se sei buono, rassegnati. Saresti l’uomo più felice del mondo se solo sulla terra non esistessero gli avvoltoi, gli sciacalli, le sanguisughe. Me ne faccio una colpa fino a questo momento in cui dissolvo tutto con la scrittura, con queste parole che scivolano in modo assolutamente silenzioso. Se potessimo guardarci, sentirci, magari non cambierebbe nulla ma rideremmo finalmente di noi, della vita.

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