Passi lenti

P

assi lenti, quasi pavidi. L’autunno chiede tempo, non ama essere scavalcato. Io mi adeguo e metto in disparte la mia proverbiale attitudine alla programmazione, alla rigorosa sistemazione di cose e pensieri. Non mi fido, ma non sarei io. Non amo vivere alla giornata ma solo perché non sono capace di coglierne ( ed apprezzarne ) i frutti. Mi adeguo, a fatica. Effetti collaterali: un diffuso stato di apatia, impassibilità alle sollecitazioni, noia. Dunque niente di nuovo, signore e signori. E’ semplicemente tornato mister Autunno, con le sue cartoline a tinte seppia, i finestrini dipinti di nebbia, i cieli presto scuri. Tutto molto lentamente. Mi sto preparando il giaciglio invernale, affronterò notti piene del solito desiderio di attenzioni, del livore per chi vive una pseudo-vita, ma pur sempre vita. E poi come sempre il mattino. Sto attraversando questa fase di pensiero, volevo essenzialmente dire questo. Passi lenti, pensieri eccellenti. Come quello che mi sta portando a spogliarmi delle vesti di persona noiosa, depressa, monotona, incavolata cronica. C’è il desiderio di non mettere più pericolosamente le mani avanti, di non rischiare più di essere tacciato di falsa modestia. Ma gli altri sono poi così allegri? Sono così stupendamente vivi, goliardici, educati, sopportabili? Figuriamoci. La verità è che sono assolutamente noiosi, penosi nel loro incedere a singhiozzo, alternando presenze a lunghi silenzi. Ma guarda un po’, esattamente come sono solito fare io. E allora perché incriminarmi del reato di inattendibilità, di inabilità a gestire le relazioni. Andate, davvero, ma con il cuore, a quel paese. Passi lenti, compassati. C’è un luogo che mi vede protagonista di monumentali progressi verso la definitiva consacrazione: un uomo capace, competente, straordinariamente autonomo. E’ il luogo più inutile per mettere sul piatto le qualità ma non posso non tenerne conto. Al di fuori di esso, i connotati migliori vanno a farsi benedire. Ali tarpate dall’assenza ovvero dalla inutile presenza. Proseguo un po’ indolente, pigro. E come sempre maldestro, maledettamente inesperto nell’arte del “chissenefrega” di questo o quello. Passi lenti, tanto da alzare lo sguardo ed accorgermi di quanto sono piccolo, inutile. Come tutti. Ma io soffro.

 
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