In disparte

M

i metto in disparte, appartandomi con quel silenzio costruttivo che è ancora di salvezza durante le tempeste emotive. E così non presto il fianco all’approssimazione delle valutazioni dei più, sempre sconosciuti o quasi. Oltremodo non cado nell’errore fatale di guardare cosa c’è nel giardino del vicino, lasciandomi andare a considerazioni sul verde brillante della sua erba. Di tanto in tanto tiro fuori la testa, parlo a singhiozzo, dico cose che hanno un significato relativo ma so bene che la piazza è il giusto territorio per chi vuol condividere l’effimero. Sono ancora malato di virtuale almeno per quanto concerne la ritualità dei gesti che ha introdotto all’interno del nostro quotidiano. Sbircio ciò che mi interessa, lascio cadere le braghe quando vedo cose di cui inorridisco, affermazioni che sono la negazione di un concetto espresso solo fino a qualche mese fa. Da un certo punto di vista, mi è utile; ho passato e sto passando la mia vita ad analizzarmi e ad osservare gli altri quasi sempre allo scopo di capire se sono il solo a sentirmi un deficiente incapace di intavolare un minimo contatto umano. No, non sono l’unico. Ma c’è chi sta perdendo credibilità oppure ho solo sbagliato io a concedergliela. Non farò nomi e cognomi tuttavia nessuno sembra essersene accorto. Sto in disparte a coccolarmi delle mie giornate super impegnate che, comparate alla vita di alcuni, sono il top della mondanità. Si, lo devo ammettere e non perché mi è stato consigliato di guardare il bicchiere mezzo pieno. Io almeno sono un uomo libero. Altri, si illudono di esserlo. Finta per finta, la mia vita è indubbiamente migliore. Che paura mi può fare l’eterno ripetersi di giornate tutte uguali quando forse ( ma non è nemmeno certo ) dovrei essere io a cambiare tutto? Ma questo blog da tempo non è più un calderone ove immergere paturnie e lamentele; trattasi semplicemente di un diario vero e proprio dove racconto il quotidiano. Non è colpa mia se, solo chi ha il coraggio di fermarsi a conoscere l’uomo, non può fare altro che parlarne male, che descriverlo nei suoi connotati negativi, nella sua predisposizione alla menzogna. Sto in disparte, osservo e non favello. Tanto so che non attiro l’attenzione di nessuno ma, e ne godo, non mi gioco la rispettabilità di uomo.

  
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