Più che vivo

S

ta finendo una settimana all’insegna del freddo. E’ tempo di muscoli contratti, di passi svelti e di minuti preziosi persi a sbrinare il parabrezza dell’auto. E’ anche tempo di speranze: una carrozza riscaldata è ormai un lusso e solo quando imbocchi la porta d’ingresso realizzi se sarà un giorno fortunato. Sta finendo una settimana che mi ha visto fortemente motivato sul lavoro, assolutamente disponibile come sempre e con il sorriso stampato in volto per una buona parte della giornata. Si vede che ho scampato un pericolo. Quando nell’aria correva voce che da qui a breve mi sarei potuto ritrovare altrove, non l’ho presa bene. Ma, nell’interesse prevalente di preservare un certo equilibrio psicofisico, ho mantenuto fermezza e persino una buona dose d’ironia. Ma avevo paura. Cambiamento è una parola che mi incute lo stesso terrore dell’idea di prendere un aereo. E’ quel momento nel quale sento di perdere tutta la grinta interiore e la forza d’urto che pochi riescono a notare in me. Le difese cadono. Ed ora che so di poter rimanere al mio posto è come se ricominciassi daccapo. Una sorta di nuovo inizio e di colpo ritrovo l’energia e la motivazione che (ricordo come fosse ieri) accompagnavano i primi tempi; e che, tra le altre cose, spingevano la mente verso lidi di assoluta serenità e spensieratezza. Ricordo che fu proprio l’entusiasmo a rendermi il viaggiare qualcosa di apprezzabile. Ma questo è un altro discorso. Orai mi preme ricordare di questa ritrovata energia che, badate bene, è pur sempre un boomerang. Sommate motivazione, disponibilità, grinta, ritrovata voglia e fate il conto: cosa otterrete? Il solito Enzo factotum, inarrestabile e poi riflessivo: “Ma perché faccio così? Perché non oppongo resistenza?” Non perdo tempo nel provare a rispondermi. Finisce un’altra settimana: il gelo mattutino azzera i pensieri, io provo persino ad addormentarmi con la musica e, in men che non si dica, sono già al lavoro. E poi, in un batter d’occhio mi ritrovo qui, a scrivere. Non so quanto sia piacevole constatare la velocità con cui le giornate sfuggono via ma non è opportuno porsi domande. Scrivo del quotidiano ed evito ogni pericolosa riflessione sul futuro, sulle possibilità, sulle mancate opportunità. Sono più che vivo. 

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