Castello di carte

C

i sono serate che entrano nel tuo piccolo mondo urlando e senza nemmeno bussare. Lo fanno per ricordarti che il tuo non è altro che un castello di carte destinato a cadere al primo alito di vento. A quel punto mi alzo indispettito dal letto e corro nell’altra stanza a chiamare l’orgoglio. Se non ci fosse lui sarei perso; il suo consiglio questa volta mi induce a non cadere nell’errore di cercare qualcuno, di far sentire il peso della mia solitudine. Sarebbe come ricominciare daccapo un cammino travagliato del quale da poco ho visto finalmente il traguardo. Così ringrazio il mio vecchio portatile che si surriscalda e si spegne. Quasi un segno del destino. Chiudi il mondo di plastica e vattene a dormire, sembra dirmi. E’ quel che faccio. Non c’è persona in quella scatola che abbia mai potuto capire chi sono, ma non c’è alcun problema; ora ho finalmente un amico fidato, presente, immortale: si chiama orgoglio. Avranno magari ragione certe serate, quando mi sbattono in faccia la cruda realtà e sembrano sussurrarmi all’orecchio: “ lo sappiamo che vorresti essere fuori da qui, a farti venire un po’ di quelle belle rughe che stanno al lato degli occhi”. Non le ho, lo so. Non le ho perché non sorrido mai. Avranno ragione. Il castello di carte sta miracolosamente in equilibrio, ma crollerà, ovvio che lo so. Potrei rimediare, potrei abbracciare la vita prima che sia lei a risucchiarmi nel vortice dell’ “Oddio, cosa ho fatto?”. Dovrei chiudere bene le porte e serrare le finestre per evitare che certe sere mi vengano a trovare così ben armate di sincerità, di strafottenza, di verità. Non cerco, non chiedo, o almeno non è mia intenzione farlo mettendo nuovamente il piede nella palude del virtuale, da dove non riuscirei più ad uscire. Allora riparto da questa mattina uggiosa e statica, da dove sono rimasto prima di ieri, dall’assoluta indifferenza. L’ostentazione del malessere non giova, ancor meno l’esibizione costante degli alibi. Conta chi sei e cosa senti mentre spegni tutte le luci e vai a letto. E’ lì che dovresti essere illuminato dalle soluzioni, dalle decisioni. E invece a volte ti addormenti ed è già di nuovo mattina; pazienza, ho paura che il castello di carte possa crollare, ma nel frattempo ho bisogno di restare in piedi. Io, e l’orgoglio.

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