Prima della neve

Venga pure la neve, non fosse altro perché finiranno con questo terrorismo meteorologico. Come se io non dovessi fare i conti anche con i treni e i mezzi più vari. Avevo appena finito di bearmi di un piacevole susseguirsi di coincidenze ed oggi sono stato punito. Quando comincio a battere i piedi nervosamente davanti alla porta d’ingresso della carrozza e all’apertura, scatto meglio di un centometrista, vuol dire che la situazione è pesante. Ecco calato un bel tris: treno, metro, autobus. Finalmente poi passo il badge ed inizia la parte più facile: lavorare. So che può sembrare assurdo ma è così. In tutti questi anni, lo ripeto in continuazione, viaggiare è stata la mia condanna. Sul lavoro ho le mie grane, ma le affronto quasi sempre con un sorriso; è la legge di sopravvivenza, le giornate passano, i fine settimana arrivano salvo fermarsi a ragionare. In questi casi, l’idillio finisce. Due facce della stessa medaglia: ragionare mi piace, pormi domande, cercare risposte; se voglio vivere però lo devo evitare. Ma se smetto di usare il cervello, ho l’impressione che il tempo mi trascini via senza poter opporre resistenza. E’ dunque giusto affrontare la vita usando la testa oppure vivere una pseudo-esistenza, giorno dopo giorno? In entrambi i casi io sento di stare male, il che vuol dire ( è appurato ormai ) che non so stare al mondo. Domani dunque arriva la neve. Ah, quest’inverno in ritardo è una delle novità del nuovo decennio. Stiamo bene fino a Dicembre, ci illudiamo e poi arriva la mazzata. Poco fa, parlando con mia madre, dicevo che non ho paura del freddo, sono davvero attrezzato in questo senso. Cammino, talvolta albergo all’interno di carrozze gelide, scendo e salgo dai mezzi, e ancora non mi sono beccato un accidente. La domanda nasce spontanea: cosa mi fa paura? Niente che mi riguardi. Potrei temere me stesso, ma anche quando mi faccio male sembro goderne. Indubbiamente il lavoro interiore paga. Ho trovato il tempo per buttare giù qualche pensiero anche stasera: niente di logico o almeno comprensibile; si tratta di pura e semplice riproduzione di sensazioni a caldo. Il giorno non mi ha detto niente; qualche minuto qui, tastiera alla mano ha suggerito qualcosa, il solito alito di vita. Vera.

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