La barba lunga

Ogni settimana parte con la sua dose di buoni propositi. Mi duole dirlo ma per quanto mi riguarda, non durano che lo spazio fisico tra casa mia e la stazione. E’ nel momento in cui spingo la porta a vetro ed entro nel salone “arrivi e partenze” che tutto perde consistenza. Non è tanto il terrore negli occhi quando scopro che il mio treno è in ritardo o peggio è stato cancellato; nemmeno l’essenza stessa del Lunedì oppure la vista dei soliti occhi cerchiati degli altri pendolari. Penso si tratti della naturale durata di un buon proposito che muore non appena la routine lo stritola con la sua ripetitività. Il weekend per me non è sinonimo di divagazione, di vita sociale, di facce finalmente allegre e spensierate; il mio fine settimana è solo recupero fisico, mentale (non sempre riesce) e organizzazione (a volte riesce) del prossimo futuro. Dunque penso. Non faccio altro che dedicarmi a questo e alla fine della fiera, è di nuovo Lunedì. Lo scorso Lunedì, incamminandomi verso la stazione ripetevo: “ Obiettivo primario, arrivare a Venerdì in condizioni umane, niente stress, lavoro nel limite delle mie capacità e possibilità emotive. Divieto di allarmismi e catastrofici presentimenti”. Ebbene, sapete cosa è successo? Non mi sono nemmeno fatto la barba del Mercoledì. Non è un segnale di stress, per carità. Lasciar crescere la peluria sul viso nel mio caso è sintomo di svogliatezza, scarsa attenzione, insomma è per dirla alla Battiato è “sintomatico di un virus postatomico”. Ora sono qui e mi stanno frullando in testa altri buoni propositi, tutti facilmente perseguibili se solo smettessi di cadere nell’errore di farmi prendere dall’ansia, dal mio coinvolgimento emotivo in tutto ciò che è ufficio. Siamo matti? Il mio progetto benessere dovrebbe durare un po’ di più, magari fino a Domenica perché è tutto lì, il problema. Domani lascerò il portone di casa mia alle spalle e i miei passi saranno ottimi amici nel consigliarmi cosa è giusto e cosa no; se ci penso bene sono quei momenti in cui la testa è come una grande casa prima che ci vadano ad abitare i nuovi inquilini. E’ vuota ed anche i più piccoli pensieri rimbombano e arrivano chiari al cervello. Tutto sembra limpido e risolvibile. Poi entro nell’atrio degli arrivi e partenze.

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