I soliti cinque minuti

Ci sono giornate in cui pensi che non potrà andare avanti per molto. Poi rifletti sempre su chi sta peggio e alla fine, giungi alla solita salomonica conclusione: compensazione. A chi giova? A costo di passare per egoista sostengo la tesi per cui non dovremmo mai e poi mai perdere di vista noi stessi, evitando di essere tratti in inganno dai dintorni. La disponibilità è una brutta bestia, ci uccide progressivamente. Dilania le nostre velleità di successo, non tanto nel lavoro ma soprattutto nella vita. Ci rende uomini senza palle, asserviti al potere precostituito, ignobili numeri. Essa muove solo gli animi veri e dall’anima trae vita. Poche persone hanno un’anima. E’ un bene prezioso, perché sprecarlo al servizio di qualcuno? I qualunquisti direbbero che sono un egoista, uno di quelli che ha sempre vissuto bene sotto l’ala protettiva della famiglia, viziato, bombardato di valori che non ha mai messo in atto. Le persone vere invece lasciano da parte l’ipocrisia ed il giudizio predeterminato e scavano dentro di te. Dicono che non puoi andare avanti così ma che è così. Una terribile situazione di fatto, alimentata dall’uomo e come tale, destinata solo a peggiorare. Io ho sempre avuto paura degli uomini, della gente, del mondo. Si, il mondo è cattivo, è il male e io perdo comunque. Non è la trama di un cartone animato, è la vita. Cazzo. Dalla mela di Adamo ed Eva si sono susseguiti vincitori, vinti, forti e deboli. Chi si è adeguato alle regole del più forte ha quasi sempre vissuto bene, da coglione, ma bene. Chi si è reso conto di avere un’anima e, malauguratamente l’ha messa a disposizione, è morto da cretino. Come fa, uno che non ha mai avuto parole di rispetto per la gente, che l’ha sempre ritenuta corpo e mai cervello, essere tanto disponibile? Ma “disponibile” non è più la parola giusta. A questo punto il male si aggrava; chi muove l’anima al servizio di qualcosa che non è degno di rispetto, è solo coglione. Quindi non guardo chi sta peggio, e penso alla soluzione. La mitica soluzione. Che non sta certo in quei cinque minuti in cui la barba lunga sembra darmi tutta la rabbia possibile, mi fa fare e dire cose assolutamente vere, sentite, ma…Ma non porta a nulla se non alla fonte del problema. Un uomo senza palle non è un uomo. Fuori l’orgoglio allora, ma smettila di parlarne e agisci, Enzo.

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