Felici e contenti

In questi momenti scrivere regala lo stesso senso di protezione di quando ti infili sotto il piumone e ti addormenti in posizione fetale. La giornata di oggi ha riportato alla mente tempi (non troppo lontani) in cui le urla, i litigi, le accuse e le reciproche incomprensioni erano all’ordine del giorno. Qualcuno intorno a me credeva che l’avvento del lavoro e dell’indipendenza economica mi avrebbe finalmente guarito, miracolato. Un uomo sempre triste, depresso, in perenne lotta con se stesso; quell’uomo sarebbe diventato un altro, e d’un tratto le voci si sarebbero placate, il cuore rasserenato. La mente sgombra poi, avrebbe accolto il mondo sorridendo e tutti avrebbero vissuto felici e contenti. Tra un alterco e l’altro io cercavo di convincere quel qualcuno del fatto che, qualora fosse arrivato il lavoro, certi problemi non sarebbero scomparsi magicamente. Ero sicuro che un uomo problematico, introspettivo, malinconico e anche un po’ triste come chi scrive, avrebbe avuto bisogno di ben altro che una gratificazione economica. O forse, con il senno di poi, non avrebbe avuto bisogno di niente. A distanza di oltre tre anni dall’ultima baruffa, i fatti sono qui a darmi ragione. E’ quel “bisogno di niente” che un po’ mi inquieta e che spesso, mi porta ad un passo dal prendere una decisione irreparabile, forte, come quella di mollare il lavoro. Sto giungendo alla conclusione di essere patologico. Non ho bisogno di nulla perché penso che nulla possa guarirmi. Ci hanno provato le persone, ma le persone (vedi l’articolo precedente) non mi piacciono. Anche le cose hanno cercato di fare il miracolo: il lavoro porta soldi ed i soldi beni materiali. Niente da fare. Sono un uomo affetto dal male di vivere, vittima della sua voglia di perfezione, del suo cercare sempre il particolare dappertutto e che non trovandolo, si affloscia su se stesso. E’ una battaglia persa. Gli umani si fermano all’incontentabile, lamentoso, pauroso; io vado oltre e dico: alieno. Dovrei tuttavia smetterla di considerare il lavoro come parte della vita. So che potrei farne a meno o meglio ritengo non cambi nulla di ciò che io sono e delle mie inesistenti relazioni, giocoforza dovrei smetterla di buttarmici a capofitto. La giornata di oggi mi ha fatto rivivere brutti momenti che non sono ricordi, ma tremenda attualità. E penso ai “felici e contenti” la cui stupidità è garanzia di vita. Forse se esternassero i loro pensieri cupi come faccio io, non sarebbero degni di considerazione.

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