Il muro di Berlino

Ho i sintomi della febbre ma sono circa vent’anni che non mi viene l’influenza. Un po’ me la sto tirando visto che non sarebbe male girarsi dall’altra parte e coprirsi fino agli occhi con il piumone, invece di maledire la sveglia. Lo stato psico-fisico non è quello dei tempi migliori nonostante mi adoperi nell’esercizio in palestra e conti i giorni che mancano all’operazione di distacco della bici dal chiodo. Nonostante le premesse, indovinate un po’? Sul lavoro vado a macchinetta. Oggi ad un certo punto avevo l’impressione di non avere più gli occhi, era come se le occhiaie che mi rendono sempre più somigliante ad un panda, si fossero ulteriormente dilatate fino ad abbracciare il cervello. Mi rendevo conto di essere uno zombie. Eppure provavo anche a ragionare. Non riesco a stare in pace, non mi è concesso. Può darsi che sia io particolarmente suscettibile, che anche solo la goccia che scende dal naso mi renda insopportabile. E’ che quando mi accorgo di non avere il pieno controllo del mio stato mentale e fisico, mi perdo. Sono un mega fissato della forma, del benessere e sapere di non poter gestire al meglio il mio bioritmo mi manda in bestia. C’è sempre il lavoro di mezzo, questo graduale espandersi delle mie responsabilità e delle competenze, che mi preoccupa. Oltre ovviamente alla maledetta propensione alla disponibilità. Questa settimana ho deciso di cospargermi il corpo e i vestiti di olio; chissà che non aiuti a farmi scivolare via le cose, gli attacchi, le persone . Ma quanto potrei vivere con questo strato unto e scivoloso addosso? Le tecniche di sopravvivenza si moltiplicano, l’obiettivo finale è sempre un Venerdì che non sappia di straccio bagnato. Eppure sono già stanco, ma è colpa della febbriciattola, lo so. Il tempo del benessere risale ormai allo scorso Settembre, di ritorno dalla fantastica vacanza ad Ischia. Ma mi domando se sia giusto, mio malgrado, farmi coinvolgere dalle cose che con la vita hanno poco a che fare. Prendete il lavoro: io sono sicuro che esistono persone capaci di sdoppiarsi e creare un muro di Berlino tra la propria esistenza ed il lavoro. Io invece sono un’unica cosa. Coinvolgimento emotivo e mentale in quel che non serve. E l’amore? Gli affetti? La socializzazione? Beh, non ho più energia per queste stupidaggini, no? Cogliete l’ironia, amici lettori. Anche se sotto questa timida voglia di sorridere, si nasconde l’ordinaria tristezza.

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