Vecchio dentro

L’esercizio fisico è una delle mie ancore di salvezza. Non sono un culturista, questo è bene precisarlo; sono un abitudinario che fa della palestra un appuntamento (neanche tanto frequente) per rigenerare lo spirito, ancor più che il corpo. Non ho scoperto l’acqua calda e non sono il solo. Con una punta di orgoglio dico di essermi modellato abbastanza bene, di aver raggiunto quota quarantacinque in una forma più che discreta. C’è voglia di lavorare sulla struttura, un po’ meno sul contenuto. Volevo arrivare a questo. Potrei passare per un narcisista senza testa, ma non è così. Forse il corpo in buono stato mi aiuta a mascherare un’anima da revisionare, da mettere a punto. L’anacronismo è più che evidente, la lotta per riallineare i due sistemi ormai abbandonata. Cervello e muscoli corrono all’impazzata, hanno un’età anagrafica assai minore di quella dichiarata, l’anima invece è vecchia e decrepita. Le ancore di salvezza servono in parte a nascondere le debolezze, i capricci di bambino che non vuole crescere. In fondo, se ci pensate bene, questo mondo non è molto selettivo, non chiede esperienza né competenza. Si può vivere facendo della banalità il proprio biglietto da visita, magari lasciando tutto all’apparenza; chi vuoi che sia interessato a scavare in profondità? Io potrei davvero fermarmi qui, al mio corpo modellato, alla cura maniacale della mia persona e chiudere lo spirito in un cassetto, buttando via la chiave. Sarei finalmente libero. Invece l’anima scalpita, tiene a lasciare un’impronta, a far sentire che c’è. Devo prendermi sul serio, non posso lasciare che il mondo mi dia del limitato, dell’approssimativo. C’è il lavoro che mi regala ancor più autostima, ma poi? Da dove scaturisce allora la mia infelicità, l’eterno combattimento interiore, da dove? Nasce da una sostanza che non riesce a far posto alla semplicità, all’essenzialità del vivere, senza dover forzatamente considerare la vita qualcosa di serio. Nasce dalla paura. Laddove c’è un’ancora di salvezza, c’è un luogo sicuro, quasi sempre vuoto dove io non temo nessuno. Provo piacere ad arzigogolare i ragionamenti, a percorrere le strade più lunghe per giungere alla solita conclusione. Lasciate che mi diverta, forse è falsa modestia. Mi conosco perfettamente, so cosa voglio e dove lo posso trovare ma preferisco parlarne. Poi magari, tutto questo scrivere per dire semplicemente che sono un “vecchio dentro”.

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