Niente è ordinario

Erano le cinque e trentacinque quando il mio cellulare si è sfracellato al suolo, precipitando da un’altezza di circa trenta centimetri. E’ un vecchio modello Nokia che utilizzo come sveglia, lasciandolo sotto il cuscino e impostando una bella vibrazione capace di scuotere il cervello in stato di catalessi. L’ansia fa di me tutto ciò che vuole, si sente in diritto di farmi sbarrare gli occhi ben prima dell’ora fatidica e, a quel punto, afferro il cellulare in mano in attesa che dia la scossa. Capita però di riaddormentarsi; i movimenti inconsulti determinano acrobazie incontrollabili, fino alla catastrofe. Questa mattina mi sono svegliato così. Lui a terra vibrava, io ho poggiato i piedi a caso finendo il lavoro di distruzione. Credo che non sia bello ricominciare la settimana in questo modo. Per non farmi mancare niente, ci si è messa Trenitalia. “E’ un trenaccio stamattina” con voce sarcastica, il capotreno. Ero sul punto di prendere la rincorsa ed infilargli un cumulo di saliva negli occhi ma mi sono limitato a pensare ad alta voce: “Solo stamattina, bastardo?”. Quando sono arrivato in ufficio ho avuto la netta sensazione di aver fatto una cazzata immensa nel solo pensare di andare a lavorare. E mi ero pure imbottito di antistaminici. “Oggi sarà grigia”, mi dice con sguardo di pena la collega di scrivania. E allora via, con la sequenza interminabile di domande, il solito fuoco di fila di “perché” senza risposta. Chi me lo ha fatto fare oggi? E poi rispondi in modo lucido: “ Ma dai, non sono malato, e poi a casa mi annoio”. Avrei voluto auto-fustigarmi. Io ho paura di ciò che penso, e terrore di ciò che dico. Davvero possibile che sia affezionato al lavoro? Che faccia così bene passare una bella giornata in compagnia delle peggiori specie di germi infettivi sulla terra? Possibile inoltre che io abbia ormai raggiunto livelli insuperabili di masochismo? Perché Enzo si vuole così male, perché vuole una fine lenta e perversa? Ho deciso di esorcizzare questa giornata piena di pioggia ( avevo dimenticato l’ombrello ) sfruttando quel poco di ironia che mi è rimasta. Ma questo Lunedì non passi inosservato: questo impegno in ufficio, questo voler andare al di là delle proprie possibilità, dei limiti connessi ad una “febbricciattola”, deve fare riflettere. Deve farmi pensare. Non c’è giornata anonima e tutto quello che, in apparenza, si mostra ordinario, è in realtà qualcosa di speciale. A volte, indecifrabile.

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