Democrazia

Ho la barba lunghissima, gli occhi spenti, e mi sento una merda. L’articolo potrebbe finire qui e non direi nulla di nuovo rispetto al solito. Darsi trenta righe per dire cose già dette è una forma di rispetto per se stessi, la convinzione di vivere in un paese democratico nel quale chi parla di sé e per sé è veramente un uomo libero. E non è la prima volta che ripeto il concetto: sono me stesso solo quando scrivo, tutto il resto è noia, sopravvivenza, repressione, frustrazione, pianti mancati. Il pessimista cosmico è tornato, consapevole del fatto che annoierà i maestri del giudizio facile, quelli del mattino alla macchinetta del caffè, o del “ciao, si ma tu ogni volta mi deprimi”. Egli probabilmente arricchirà i cultori dell’uomo che ha qualcosa da dire, poco importa se e comunque di sé. Sentirsi dire “siamo due gocce d’acqua” al solo raccontare di come vivi il tempo, quanto lo disprezzi, e di quanto la vita ti sta risucchiando nel vortice dell’abitudine, ti disegna un po’ di sorriso in faccia. Poca roba, sia chiaro. Io sono io, la trasposizione verso il Tu è lontana quanto improbabile; per cui continuo ad abbeverarmi alla fonte della casualità, del dialogo estemporaneo, ma reale. Programmatore della vita e delle emozioni, architetto dei rapporti, per qualcuno persino ragioniere dei sentimenti. Io e la vita siamo agli antipodi. Se non c’è tempo non c’è rapporto che possa resistergli. E se non c’è tempo non si può pretendere, non si può imporre presenza. Non c’è tempo e non ce n’è più abbastanza per solidificare piccole gocce di intesa, di illusoria empatia. Giungo alla conclusione che la vita ci spinge inesorabilmente ad uno stato di solitudine reale mascherata da amori, amicizie, condivisioni del tutto impalpabili. E a questo punto, la mia condizione diventa meravigliosamente normale, simile a quella di tanti, perfettamente incastonata nel meccanismo tempo. E se fossimo davvero tutti uguali? Passo la mano sulla barba folta, sento gli occhi arrendersi alla notte che avanza. Non posso credere che sia già finita, che tutto il tempo che mi è concesso si sia esaurito. Farsi domande apre voragini, limitarsi ad accettare getta nel più completo immobilismo, scrivere rende liberi. E allora viva la democrazia della parola scritta. La mia, per chi non ama giudicare ma vuole arricchirsi.

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