La gabbia

Nei miei momenti peggiori ho un solo desiderio: uscire dalla gabbia e scoprire quanto bello è il mondo se solo si è bravi a viverlo. Vorrei tanto vestire i panni di un idiota oppure di un ipocrita, di uno stronzo. Tutti quelli possibili, eccetto i miei. La mia condanna è la gabbia, il vestito invernale tutto l’anno, un carico di coscienza esagerato. La mia colpa avere un carattere estremamente fragile pronto a rovinare tutta la carica umana e la voglia di emergere che ho dentro. Due anime, un cervello contorto. Cosa si può chiedere di peggio? Uscire dalla gabbia significa vivere di solo corpo e buttare nel cesso un’anima fragile quanto preziosa di cui nessuno sa che farsi. E’ la legge che vige in certi contesti, costretto mio malgrado a frequentare e che ahimè, fanno parte della quotidianità. Sono le regole della vita, sempre meno pretenziosa in termini di sensibilità, di empatia, di profondità. E tu, pian piano, esci dal mondo tanto da sentirti pienamente a tuo agio nella gabbia. Esiste una prigione da cui non posso scappare e ne esiste un’altra che mi sto costruendo intorno: si chiama misantropia. Odio atavico verso ciò che è umano incapace di essere uomo, nei confronti di tutto quello che non è logicamente accettabile in una società di esseri pensanti. Cosa si può dire di un uomo che vorrebbe piangere mentre si inerpica nelle sue dissertazioni sulle dinamiche di relazione, che si lascia così tanto prendere da ciò che sinceramente pensa fino a sfinire e a sfinirsi. In certi momenti sento di provare ancora emozioni e, addirittura, di farle provare a chi mi ascolta. Mi rendo perfettamente conto di essere la persona più ambigua e complessa del mondo: arrabbiata, verbalmente violenta, poi improvvisamente pacata, ottimamente inserita nel contesto del momento. Non è un caso che nessuno mi abbia mai capito. Ma cosa conta nella vita? Si può vivere di sola anima, di sensibilità, di belle parole, di trasporto emotivo? Ebbene no. Bisognerebbe ogni mattina lasciare sentimenti e cervello sul comodino, farli riposare senza permettere di utilizzarne l’energia per cose e persone inutili. E a quel punto vivere del corpo, della gestualità, staccandoli completamente dal resto. Ecco trovata una possibile soluzione. Domattina proverò questa delicata operazione chirurgica. Che matto.

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