Il mio motore

Gira e rigira questo blog dice sempre le stesse cose. Lo sappiamo, lo so. Non ho un grande bagaglio nozionistico tuttavia trovo divertente utilizzare le parole a mia disposizione per formulare teorie, esprimere concetti, trasmettere sensazioni. Sempre ridondanti. E’ la mia tecnica di evasione dal quotidiano monotono, rumoroso, piazzaro, tipico del pendolare. Inquietudine è di certo uno dei termini meno in voga su questi fogli; eppure, quello che più mi si addice. Oggi un’amica mi ha consigliato di non abbandonare i miei tormenti interiori: “l’inquietudine Enzo, è il tuo motore”. Trovo questa frase bella e toccante. Per nulla al mondo smetterei di pormi domande nonostante le risposte a cui giungo, generano a loro volta patemi, disturbi razionali, stress. L’inquieto non trova pace, si illude di poterla raggiungere cercando una spiegazione ad ogni cosa e finisce per afferrare la testa tra le mani, stringere le tempie e desiderare solo un po’ di pace. La convivenza con se stessi, con i pensieri spesso urlanti è difficile, figuriamoci quella forzata con perfetti sconosciuti, voci più che corpi, parole più che menti, dai quali si vorrebbe tenere una debita distanza. La solita storia secondo cui l’uomo è per natura destinato a socializzare. Quello di cui ho bisogno è una dose quotidiana di dialogo: a volte non lo cerco per timidezza, nonostante io riesca molto bene ad individuare quelle persone in grado di capirmi; altre perché il tempo ed il ritmo assurdo cui si è sottoposti rubano quel minimo di lucidità per affrontare un discorso serio. Ed ogni giornata che finisce senza dialogo è una giornata buttata. Penso a quante ore sono costretto a dover dire cose inutili, a regalare sorrisi ipocriti, ad assentire di fronte a deliri di onnipotenza. Poi penso che il muro tra me e gli altri si fa sempre più alto, che ho sempre più necessità di capire, e guai se non mi fosse concesso di pormi una domanda al giorno. Almeno una. E allora l’inquietudine si prenda pure la libertà di non abbandonarmi; non potrebbe essere diversamente. Sento che esistono persone che viaggiano sulla mia stessa lunghezza di pensiero, che forse il pazzo non sono solo io, e so per certo che esse vivono i miei stessi turbamenti, le stesse identiche angosce. E forse anche loro, ad un certo punto del giorno, stringono la testa tra le mani quasi a spingere fuori i pensieri. Mi è di consolazione. Vi rispetto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...