Automa

Ed eccoci all’appuntamento con l’inutile articolo del Sabato sera. Da qualche tempo ormai è quella del Venerdì, la serata emotivamente “carica”. Il giorno dopo ha assunto invece il ruolo di cuscinetto in grado di sbollire ed attutire l’impatto con la nuova settimana. Ho dunque riposto nel cassetto ansie e tensioni diventate ormai ospiti fissi dei cinque giorni canonici, peraltro di una intensità che non ricordavo tale, da tempo. Invece la musica è cambiata, ci si è messo pure lo sfiancamento mentale a farmi sentire invecchiato. Non me l’aspettavo, sinceramente. Credevo che prima o poi tutto avrebbe acquisito il senso proprio delle cose che devi fare, di cui ti lamenterai in eterno, ma che sei obbligato ad accettare. Chiamiamola routine. Sebbene non vi sia niente di più logorante e deprimente dell’essere pendolare, mi ero convinto che persino il lavoro avrebbe assunto prima o poi la stessa connotazione, rendendomi pigro, insoddisfatto, svuotato di ogni motivazione. Mi sbagliavo. Non vorrei dirlo e so che è una bestemmia il solo pensarlo, ma il lavoro mi rende emotivamente vivo. Sotto la piega peggiore, ma pur sempre vivo. Non provo sensazioni positive anzi, quasi sempre è rabbia quella che esterno. Ed ogni volta mi chiedo se ne vale la pena, se per caso io abbia perso il senso della misura e dunque del ruolo che devo attribuire alle otto ore quotidiane. Mi accontenterei di una routine senza treni cancellati e senza sensi di colpa per il solito eccesso di zelo e disponibilità. Vorrei dunque assurgere al ruolo di automa, che il tempo e le parole hanno il solo potere di penetrare uscendone così come sono entrate, senza alcun tipo di interpretazione o valutazione. Continuo a sprecare energia nelle cose più futili. Questo cuore, questo abbozzo di palpitazioni, vogliamo destinarle altrove? Vogliamo semplicemente ficcarci nella testa che, nonostante dodici ore al giorno non sono lavoro ma vita, esiste un piccolo angolo di mondo a cui io dovrei dedicare solo ed esclusivamente la parte migliore di me. Per quanto si tratti di una frazione di tempo quotidiana, uno sputo, una telefonata, vogliamo evitare di farci travolgere dall’inutile sistema che ti consuma fino a farti credere incapace di amare, di voler bene? Sapevo che avrei scritto un post inutile, pieno di niente, ma dovrei anche entrare nell’ordine di idee per cui, certi pensieri non necessariamente debbano essere messi in piazza. Ad esempio stasera, non avevo niente da dire. Se ho scritto, è solo istinto. Chiedo venia a chi ha perso tempo nell’arrivare fino a questo punto del foglio.

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