L’orticello

Se avessi il coraggio delle mie azioni parlerei, direi la mia, m’incazzerei. Avrei motivi a sufficienza per farlo ma ho scelto un atteggiamento volutamente remissivo, rassegnato, consapevole. Ne guadagno in salute e soprattutto (tengo a precisarlo), non mi reprimo. Non ci sarà il tanto temuto grande vomito a distanza di qualche tempo da qui. Tutto è perfettamente studiato all’unico scopo di vivere quietamente e rispettare le priorità. Già, le priorità. Non sono interessato a lotte intestine, a fare crociate in nome di un diritto, a sbattere violentemente i pugni sul tavolo. Chi mi vede oggi mi trova ironico, persino sorridente ma sempre sagace, un po’ acido, pronto alla critica feroce. Sono misurato, composto, complessivamente tranquillo e rasserenato nell’animo. Persino Trenitalia non ce la fa a tirarmi fuori più di un vaffanculo. Io, sempre più io. Sto guadagnando peso ed un viso rilassato. Fottersene delle cose considerando che c’è tempo per farle, ovunque tu sia, questa è la regola. Sto lavorando su di me in modo indefesso e questo mi rende sempre più distante dall’altro, dalla possibile relazione. Non amo le invasioni di campo, o forse ne ho paura. L’orticello sta finalmente mostrando i suoi frutti ed è tempo di raccoglierli in santa pace, godendo del sole e dei ritmi che ho scelto di adottare. Non amo la velocità, io che quotidianamente vivo nella frenesia dei tempi e delle chiacchiere importanti ridotte ad un nanosecondo. Desidero parole sussurrate, discorsi che piano piano scendono nell’intimo tra un sorriso ed un occhio lucido. Tutto questo io non ce l’ho e non lo aspetto. Ma lasciatemi libero da chi, suo malgrado, entra nell’orto e non nota nulla, calpestando qua e là. L’orticello è mio e solo mio. Perdonate l’ennesima ode alla solitudine, anzi sarebbe meglio dire la ritrovata stima che fa di me un essere borioso, presuntuoso. Riesco a convincermi di essere incapace con la stessa intensità con cui mi sento un prepotente intellettualmente e moralmente. Navigo e barcollo tra questi due oceani della personalità, rendendomi sempre più incomprensibile, amato e odiato. L’evoluzione prosegue, verso la totale alienazione; sto ammirando l’orticello, mi piace moltissimo, ora serve un bel recinto per proteggerlo. Anzi no, non mi ero accorto che, mentre seminavo cresceva spontaneamente.

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