Tesi e ipotesi

Guardare il mondo da una prospettiva inusuale, pensare che per ridere o piangere non è sempre necessario tenere la testa china su se stessi alla ricerca del senso a questa vita. Alzare il capo e sentirti accecare dalla luce del mondo, dopo anni e anni percorsi tra le buie strettoie del proprio intimo. E finalmente scrivere di getto ciò che gli occhi realmente vedono. I ritardi Trenitalia dilatano i tempi di percorrenza casa-lavoro e, dopo l’inevitabile minuto dedicato ad invocare tutti i santi del paradiso, tutto ciò che resta è pura riflessione. Pensavo a questo stamane, alle migliaia di occasioni che la condizione di pendolare può offrire se si possiede un briciolo di fantasia. Osservazione, elaborazione, trascrizione delle percezioni e sensazioni. Migliaia di persone, un mondo a sé, quasi un privilegio di cui paradossalmente potrei sentire la mancanza, una volta ottenuto un posto di lavoro a cento metri da casa. E non sarebbe più la stessa cosa. Desidero con tutto il cuore dare a questi fogli una bella mano di vernice fresca: la muffa alle pareti, la polvere sui mobili. Chino su me stesso dico e ripeto da anni le stesse identiche cose, teorie, contraddizioni, domande e risposte. Ma è come se tagliassi i ponti con me stesso, se perdessi il più fidato interlocutore. A chi può interessare di cosa vedo ogni giorno, dei volti, degli aneddoti, di questa vita tutta corsa e maledizioni? Non ho intenzione di stravolgere il blog, avrei prima di tutto voglia di guardarmi attorno e dare un senso alla routine, magari imparando a parlarne scrivendo. Non ci riesco. Devo dire quel che sento io, cosa provo, in modo tremendamente egoista. Devo lamentarmi, cercando di giustificarmi, risalendo la parete della montagna per poi precipitare alla fine di ogni articolo. E risalire il giorno dopo. Io sono io oppure io sono il blog? O viceversa? E se il diario fosse la vita che sta fuori di me? Quella che mi è concesso di osservare e che colma perfettamente il vuoto di quella che non posso vivere? Se non fossi da solo ma semplicemente destinato a condividere ore e ore con perfetti estranei, ricavandone divertimento e stimoli? Tengo a precisare che scrivo di getto e forse per questo stento a rappresentare la vita reale in differita di qualche ora.

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