Il treno del Venerdì

Il treno del Venerdì porta con sé le sensazioni più vere perché libere da ogni apprensione per il nuovo giorno lavorativo. Si dilata il tempo delle riflessioni quasi sempre di tipo valutativo dell’intero percorso settimanale. Quando il rumore stridulo dei freni apre le porte sul weekend, la mia mente va a ritroso anziché puntare dritto all’immediato futuro. Ed è già nel sottopasso intriso di odori, fatica e rumori molesti che si annidano i pensieri più sinceri, immediati. Ne ho le palle piene di questi viaggi, vorrei essere libero di volare, sparire da questo posto, dimenticare tutto. Poi oltrepasso la grande porta a vetro e improvvisamente ritorno ad amare la mia città, così brutta, ma così familiare. Sono un po’ stanco di sentirmi ripetere che sarebbe meglio trasferirsi a Torino. Li lascio parlare. Non ho voglia di spiegare loro le motivazioni vere e profonde che mi legano all’ovile, sono affari miei. E allora mi tengo i maledetti viaggi, il lavoro straordinario cui sottopongo nervi e cervello. Non posso fare diversamente. Non me la sento di leggere il destino e di accettarlo troppo presto, di ritrovarci un treno per Torino ed un futuro di vita al di fuori del contesto in cui ho trascorso quasi metà della mia esistenza. Per questo, seppur senza grandi speranze, mi ostino a chiedere un avvicinamento alla terra natale. In questi anni ho capito tante cose: il treno è passato e va bene. Ci sono salito sopra e sto ancora viaggiando piuttosto scomodamente. Ma è un treno senza fermate intermedie, senza possibilità di discesa e senza attesa. Il treno corre, ignoro dove sia diretto ma per certo in senso contrario ai miei pensieri, ai miei progetti, alla mia realtà unica ed immodificabile. Due realtà, due città, due personalità. Da quando ho intrapreso l’avventura lavorativa anch’io mi sono sdoppiato, relegando l’Enzo più vero, intimo, per certi versi speranzoso, in una sorta di sala d’attesa. E quello mascherato di pazienza, superficiale, volubile e perennemente incazzato l’ho messo al servizio della vita che corre, del treno. Considerazione triste, ma vera. Il treno del Venerdì porta con sé riflessioni autentiche, confuse, contorte. Tutto qui, ho solo sfruttato quel po’ di sincerità che mi è rimasta.

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