Senza passare dal via

L’essere umano è un congegno dalla meccanica complessa. E io ne sono la prova vivente. Ho da tempo archiviato le questioni fondamentali sulla condotta altrui, ho riposto l’ascia di guerra concludendo che non esistono persone compatibili, mi sono fatto una ragione sull’assoluta unicità dell’essere. Non mi stupisce più di tanto quel che mi è capitato di recente, l’ennesima dimostrazione dell’imprevedibilità umana di fronte alla quale riesco tuttavia a pormi una domanda: “A cosa servono le parole se si lascia al silenzio il compito di dire le cose e agli altri la sola possibilità di interpretarlo?” Mi verrebbe da dire: “A nulla”. E’ il motivo per cui io con le parole amo giocare come faccio qui, senza mai prenderle sul serio. Né le mie, né quelle altrui. Di fronte a certi silenzi chino il capo in segno di riverenza per tanta capacità di risolvere le situazioni senza passare dal via. Dunque il tanto decantato dialogo viene bypassato, preferendogli la scorciatoia dell’ipotesi, della congettura, del “lascio che la cosa muoia lentamente”. In pratica mi è capitato di avere un amico e di non averlo più (o almeno è quel che credo), solo perché ho deciso di accettare un silenzio senza reagire. Chi ha ragione e chi torto? Quanto vale un’amicizia? I silenzi lasciano spazio alle teorie, il terreno nel quale più mi trovo a mio agio: tesi, antitesi, conclusioni, dimostrazioni. Tutto fumo e poco arrosto, ma non è certo un peccato. Se persino i rapporti reali muoiono nel silenzio, allora che si usino le parole per ipotizzare o trarre conclusioni astruse senza timore di essere giudicati e di sentirsi dalla parte del torto. Tutto può essere. Io avallo il silenzio altrui e rispondo con altrettanta omissione. Forse per orgoglio, magari perché non mi frega nulla del rapporto in sé, o per sfinimento. Sarò pure immaturo, ma a chi spetta il primo passo? Fa sorridere il fatto che due persone si salutino sobriamente come se nel frattempo fossero passati anni, chilometri, vite. Da quando ho intrapreso il cammino alla ricerca di Enzo, mi riesce difficile adoperarmi nell’arte del recupero, della chiarezza a tutti i costi. I rapporti umani sono complicati,astrusi, finti, pieni di parole senza senso cui solo il silenzio, nel bene e nel male sembra attribuire un significato sostanziale. Pieghiamoci dunque al suo potere, lasciamo il vecchio ruolo del paladino dell’amore, del sano rapporto, del senso in ogni cosa. E abbandoniamoci ad un sano chissenefrega.

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