Una porta socchiusa

Ho riflettuto sul post di ieri e a rileggerlo l’ho trovato insolito, lontano anni luce dai quotidiani articoli sull’amicizia di alcuni anni fa. Così lento, logico, senza un minimo di forza interiore, assolutamente rassegnato. Qualcosa è cambiato. Tutto, da quando il mondo virtuale ci ha concesso una nuova chance di conoscenza basata essenzialmente sulle parole, le promesse, gli eterni appuntamenti mancati, la menzogna. E la mia crociata alla conquista dell’amico vero, del confidente, del minimo sindacale per condividere una serata, un viaggio, due chiacchiere, si è conclusa senza vinti né vincitori. Il mondo là fuori ha continuato a fare la sua vita, popolato e vissuto pienamente solo da chi ha strumenti adeguati a combatterlo: ipocrisia, opportunismo, superficialità. Io ho proseguito mestamente a vivere la mia, la dispensa piena di teorie campate per aria e ormai scadute, un cervello anacronistico ed un cuore ancora in rodaggio. Dopo anni e anni di battaglie unilaterali, il mondo ed il sottoscritto hanno preso a viaggiare su binari paralleli, incrociando le braccia e gli sguardi nella più totale indifferenza. Credo di aver già detto molto e sapete bene quanto mi sia esposto al limite della vergogna, nell’intento di capire la condotta umana. E se un tempo potevo sentirmi completamente dalla parte della ragione, ora mi è vietato pretendere, accusare. L’indifferenza altrui nasce spesso dalla mia, in risposta a tentativi di avvicinamento. So per certo che quelle persone silenziosamente respinte, continuano a volermi bene, ci sono, stanno semplicemente sospese in aria come tante, come tutti quei rapporti mai nati e mai morti. C’è più gusto a non scoprirsi, a lasciare la porta sempre socchiusa. C’è la speranza di trovarsi pronti al prossimo ingresso di qualcuno, di ritrovarsi cambiati e disposti ad accogliere il nuovo. Non è il momento, ancora non lo è. Ma questo mio silenzio, la porta appena appoggiata, forse vogliono dire qualcosa. E allora il tempo non sarà più una scusa, un alibi alla paura, la giustificazione principe alla solitudine. Chiudo quest’articolo inviando un pensiero silenzioso a quelle persone che ci hanno provato e ancora ci provano nonostante la mia resistenza. E quelle poche che non hanno inteso il mio passo da gigante in certi piccoli gesti (per me inusuali), non le biasimo. Hanno le armi per vivere il mondo, io no.

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