Treno notte

Guadagnare un’ora di vita ha un prezzo. Devi passare il badge alle quattro in punto dovendo affrontare una coda fantozziana nei pressi della bollatrice; poi far leva sulla potenza delle gambe e tagliare il traguardo del chilometro in non più di nove minuti. L’ultimo scatto decisivo può regalarti la gioia del sedici e trenta. A quel punto il tempo slega la catena che imprigiona le mani, il cervello, le idee, i buoni propositi e puoi cominciare a sognare. Mentre lascio Porta Nuova in direzione Lingotto, osservo alcuni vecchi vagoni con su scritto “Treno Notte”, apparentemente abbandonati o destinati ad essere smantellati. Passano molti ricordi delle vacanze di una volta, le valigie lanciate attraverso i finestrini e l’ansia da prenotazione del posto. Le notti all’interno di scompartimenti trasformati in camere a gas, corridoi con bivacchi improvvisati, tentativi eroici di raggiungere il bagno in fondo al vagone. Quando lascio Porta Nuova provo a chiudere la porta dell’ufficio, le voci, la stanchezza; a volte ci riesco, come oggi. Un vagone abbandonato e parte la riflessione, un ricordo, il desiderio di evasione. Poi mi prende il sonno. Oggi pomeriggio ho sbadigliato ininterrottamente e continuo a non spiegarmi il senso di questa spossatezza fisica. Non c’è ancora nulla delle sensazioni positive che mi aspettavo dalla bella stagione, solo tanta confusione. In realtà ho solo bisogno di cambiare aria, di spezzare la linea continua della noia, dell’abitudine, della ripetitività che permea questa vita di pendolare. Isolare il lavoro, i pensieri ricorrenti, la smania di far quadrare i conti, l’idea assurda di gestire le relazioni umane come fossero piante da bagnare saltuariamente per non farle morire. Non dò e non amo ricevere il contentino. Vorrei dire che la mia presenza è pressoché inesistente, quasi nulla e gli sforzi matematici nel tentativo di dare per non essere abbandonato, sono tristi. E’ del tutto inutile mostrare interesse nei ritagli di tempo e poi sparire per tornare quando mi viene concesso di respirare. Vorrei tanto confrontarmi, passare in rassegna le mie esigenze, le frustrazioni, le giustificazioni e capire quanto sono legittime e condivise. Mi piacerebbe sapere se si può considerare vita, questa smania di cercare un punto dal quale partire. C’è bisogno di vacanze, di un treno notte. E forse di una reale condivisione.

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