Conquiste

Ne sono fuori. Dalla testa ai piedi, completamente guarito. E dire che mi stavo accusando di essere un insensibile con l’idiosincrasia per i rapporti umani, incapace di mantenere in vita una relazione, insofferente alle invasioni. Forse. Da cosa nasce tutto questo, cosa realmente mi ha portato ad odiare i compromessi rendendomi indisponente alle richieste di presenza? Quale motivo genera il fastidio che ho provato ( e provo ) quando mi si fa notare una certa qual sfuggevolezza? Senza parlare dei sensi di colpa, delle giustificazioni, del bisogno di dire che esisto e non dimentico nessuno. Tutto ciò è patologico. La causa? Da ricercarsi senza ombra di dubbio nel virtuale, nell’esasperata ricerca di comunicazione, la disperazione dei momenti di solitudine, insopportabili e lancinanti. E poi? Nella pretesa di condivisione dello stesso stato di malessere, trasformatasi ben presto in odio per la vita altrui, magari insulsa ma sempre migliore della propria. Sono guarito dal male di chi guarda nel giardino del vicino, trovandoci sempre merda ma scambiandola per oro. Ho imparato a vivere di me ma soprattutto ho imparato a guardare la realtà. L’ho fatto dedicando ogni minuto della mia esistenza ai miei affetti più cari, a chi realmente e concretamente mi ha voluto bene. Ti amo, tempo. No non sono pazzo, non posso fare altro che amarti per avermi tolto il fiato a tal punto da non poter più essere dove avrei voluto, senza poterlo fare. Accettandolo. Mi hai lasciato libero di diventare un uomo solo senza amici, la cui unica colpa è quella di non poterselo permettere. Altro che insensibile, orso, truce animo ostile. La leggerezza di un incontro non previsto, nemmeno programmato od alimentato attraverso un percorso obbligato e difficile da seguire: mi aspetto questo. Grazie, tempo. Il senso non è quello della liberazione da un peso ovvero della decisione di un momento. E’ tutto nella possibilità rinnovata di piacere ed esistere per come sono, con quei limiti che ad un occhio cinico, censore ( e un po’ ipocrita) sono tali da rendermi imperdonabile. Ma con il pregio, unico ed insostituibile di non avere deluso nessuno, meno che mai me stesso. La via per la conquista della propria essenza passa attraverso tornanti ripidi e pericolosi, liberandosi nelle discese a braccia aperte, come ad incontrare il mondo. Quello che tanto mi va stretto.

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