Sulla punta della lingua

La psicologa mi ha sempre detto di mantenere una condotta assertiva. E di considerare più spesso il “no” tra le due possibili risposte ad una richiesta. Ciò per evitare di ammalarsi di servilismo e accumulare in maniera eccessiva i sensi di colpa. Un consiglio, più che una terapia. L’alternativa potrebbe essere l’ospedale psichiatrico. E dei vaffanculo vogliamo parlarne? Di quelli trattenuti sulla punta della lingua e mai pronunciati? Pure quelli hanno un valore terapeutico? La buona educazione facilita le cose quando il contesto impone regole di convivenza e quieto vivere. Chiedere permesso prima di entrare in un ufficio, ascoltare il consiglio di un collega, accettare una critica e trarne vantaggio. C’è chi può permetterselo e chi no. La condizione di umano imperfetto poi non ci consente di mantenere un equilibrio stabile perenne, per cui reagiamo alle provocazioni e alle antipatie in modalità differenti. Il ben educato solitamente mostra un sorriso ed una calma assolutamente strumentali a rendere la propria giornata vivibile. Il cafone usa il vaffanculo. Ma vogliamo biasimarlo? Non sarebbe il caso di sostenere la causa di quelli che liberano il campo da ogni possibile dubbio lasciando andare l’epiteto? Perché se il mondo è dei furbi non sempre dall’altra parte c’è un cretino. Eh no. A volte, dietro uno silenzio assertivo c’è la miglior persona che esista, ma il furbo non se ne accorge. Ecco che si capovolgono i ruoli. Tu mi credi stupido ma in realtà sono io a pensarlo, di te. Chi mai avrà ragione? So bene che un vaffanculo potrebbe peggiorare le cose, dunque lo sforzo deve essere invece rivolto a convincere se stessi di stare al di là della media umana. Ecco venirci in aiuto il contesto, inconsapevolmente portatore del più grande beneficio: l’autostima. Nessuno lo sa, molti fanno finta di non sapere, ma qualcuno gode di tutto questo. Chi potrebbe sentirsi felice pur nella sua incapacità di reagire? Ma colui che sa bene di contare sulla più grande risorsa a disposizione delle persone intelligenti: la solidarietà. Non c’è soddisfazione più grande di sentirsi parte di un gruppo, ma un gruppo vero non costruito sulla carta. Ed io mi sento tale. E dei vaffanculo che ho ancora sulla punta della lingua? Bella domanda. Li lascio oltre quella porta consapevole di un’altra grande fortuna: ho una vita là fuori, e ne sono orgoglioso. Chi non ce l’ha, continui pure a credersi furbo.

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