Tre per due

Ho bisogno di sfogarmi. Non è rabbia, quella è morta da tempo, è solo desiderio di far quadrare il cerchio ancora una volta. L’ennesima. E’ la mia più intima e salutare soddisfazione quotidiana: provare a dare risposte a qualche perché senza badare se ciò appaia irrazionale o ancor peggio folle. Giusto per andare a letto tranquillo con la coscienza. Ho solo voglia di ribadire il concetto per cui non conosco molte persone degne della mia stima; al contrario sono il primo a sostenere di non voler essere stimato senza motivo. Non ci sono offerte al supermercato, il rispetto non è mai in svendita. E non sono così stupido da non accorgermi dei sentimenti comprati con i saldi, giusto per indossare una veste dignitosa per una sola stagione. Di conseguenza faccio bene a meno di parole buone e affetti estemporanei. Oggi ho pensato che non si può arrivare a quasi cinquant’anni trovandosi nella condizione di non essere rispettati. Per due motivi: in primo luogo significa che sto consentendo ancora a qualcuno di rapportarsi a me. Poi, è evidente che esistono ancora persone che mi considerano stupido. Si tratta di considerazioni che vanno alla ricerca di una sera per riposare e svanire in una qualsiasi mattina d’estate. Guai però se non riuscissi a fissarle qui, regalandomi l’illusione di aver ragione e che proprio il cervello ha il potere di dare equilibrio alla lucida follia del quotidiano. Mi lascio cullare dalla solita posizione fetale e penso che sono infelice. Magari tutta la storia del percorso interiore, dell’equilibrio, della piena conoscenza di sé potrebbe precipitare come un castello di carte al primo alito di cruda realtà. Quella che ti inchioda alle tue ( reali ) responsabilità, la presunzione della solitudine terapeutica, la latitanza del coraggio delle proprie azioni. Ti ritrovi a spingere un carrello al supermercato, fissando uno scaffale mentre pensi a come ti sei ridotto. Tutta questa boria di apparenza, di piacere a te stesso, senza un briciolo di umanità. Avevo bisogno di far quadrare il cerchio, ora che la piazza e la mia finta realtà non hanno più orecchie per sentire. O forse non le hanno mai avute. Considerazioni che chiudono il cerchio. Un altro treno mi aspetta, la solita illusione.

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