Talento naturale

Chiamarlo talento forse è esagerato. Potrei definirla predisposizione oppure inclinazione naturale. Ecco, naturale quindi non modificabile o reprimibile in qualche modo. Ognuno di noi ne ha una. La mia non è tristezza, forse malinconia, senso di vuoto, insoddisfazione legata alla continua ricerca di qualcuno o qualcosa che non esiste. Potrei cercare altri sinonimi ma non riuscirei comunque a rendere l’idea di ciò che provo dentro e che dipinge uno sguardo spento nei miei occhi. Non ho zampe di gallina, sintomo del fatto che rido e ho riso poco nella mia vita. Eppure, tra alti e bassi è sempre filato tutto quasi nella norma; so bene di averlo fatto più e più volte, di aver anche pianto, ma ripeto, tutto nello scorrere ordinario di un’esistenza ordinaria. Se torno indietro di vent’anni ritrovo le parole scritte di un amico che aveva notato i miei continui e ciclici abbracci con la depressione. Eccola la predisposizione naturale, a prescindere dallo scorrere degli anni, dall’accentuata sensibilità, dalla saggezza talvolta controproducente. Non posso cambiare ciò che mi viene naturale, come per un pittore muovere il pennello e dipingere un paesaggio. Non esiste cosa peggiore di voler sembrare a tutti i costi ciò che non si è, e questo la società dei “tanti” lo impone. Ma per quanto sarai sincero e onesto nell’esprimere emozioni, non potrai sfuggire al tuo sguardo triste, melanconico, puntato verso lidi lontani di pace. Esiste un limite a tutto. L’inclinazione naturale può trasformarsi in pericoloso istinto se solo viene offerta una piazza dove gridare il proprio scompenso emotivo. E l’unico modo per venirne fuori è eliminare la piazza. Che non ha colpe, se non quella di ascoltare suo malgrado tante voci, troppe, non distinguendone nemmeno una. Figuriamoci come potrei sentirmi là in mezzo, io che cerco e ho sempre cercato l’attenzione massima su di me, per compensare il talento naturale alla malinconia ed il conseguente bisogno di guarirla. Così ieri ho abbandonato la piazza, deciso a riacquistare credibilità e stima verso me stesso. L’ho abbandonata e non so quando tornerò. Ho deciso di rifugiarmi nella mia stanza preferita, quella silenziosa, dove le parole rimbalzano sulle pareti poi tornano a me più pesanti, piene di significato, degne di rispetto. Mi ritrovo sempre al punto di partenza, quello di cui non posso fare a meno, che basta a sentirmi a mio agio. Io e il mio talento naturale.

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