Pillole di emozioni

Collaborazione è un concetto assai poco diffuso nell’ambiente di lavoro. Forse perché presuppone un minimo di rispetto, stima reciproca, persino un po’ di empatia tra colleghi. Fantascienza, appunto. E siccome è sbagliato generalizzare, godiamoci qualche eccezione. Io ad esempio. Coerente con la mia idiosincrasia alle vie di mezzo, tu caro collega (o superiore) sarai da me poggiato su di un piedistallo oppure, sprofonderai nelle viscere della terra. E se entri nelle mie grazie, lavorare con te sarà un gioco, anche divertente. Infine non avrò più bisogno di maschere perché in ufficio regni sovrana la serenità. Avrete capito che sto tirando fuori dal cilindro quel che posso per salvare il salvabile di un’estate inesistente e che fa da sfondo ad un contesto personale davvero arido. Sono i rapporti umani veri a darle quel che basta a tenerlo in vita, ancor più gratificanti se nati e sviluppati all’interno dell’ufficio. Ho bisogno di non fissarmi sul quadro generale delle cose e di andare a dormire la sera ricordando qualcosa di piacevole. Uso questa tecnica della concentrazione sulle piccole soddisfazioni, quelle che agli occhi dei soliti superficiali passano inosservate. Ho ben poco da salvare da buon depresso, tuttavia non penso di avere una percezione distorta della realtà, da qualsiasi punto di vista la osservi. Ad esempio: mi ostino a concedere una possibilità a chi forse, non merita più di averne. Dover rispondere “Bene” al solito “Come stai?” è sempre più mortificante. Il tono è dimesso ma, dall’altra parte del filo non arriva mai un “Che succede?”. E la frustrazione aumenta, le parole finiscono nel grande contenitore che prima o poi dovrà liberarsi del contenuto. Come lo farà? A suo modo, per poi ricominciare da capo. Ma avrò solo bisogno di parole? Ma che ne so di cosa ho bisogno, ma ci sarà un modo per liberarmi da quei macigni che schiacciano lo stomaco che ultimamente provocano strani capogiri e tanta voglia di dormire. Stasera ripenserò a certi dialoghi, ad occhi attenti, curiosi, alle domande che stimolano risposte e che, quando esci dall’ufficio va già meglio. La maggioranza delle persone dimentica che basta poco per arrivare al cuore. E regalare un’emozione. E non c’è emozione senza presenza.

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