Tre su tre

Tre su tre è un bel record, non c’è che dire. Non ho mai fatto mistero della mia passione per il granata ma cadere ancora nella trappola della sofferenza abbinata a questi colori, non è motivo di vanto. Capi e colleghi lo sanno, così oggi mi è stato proposto di curare la pratica di un nuovo arrivato a Torino, sponda Toro. Non mi sono rifiutato, più per senso del dovere che non per attaccamento ai colori; del resto sapevo bene che il guaio si sarebbe potuto materializzare in meno di quanto mi aspettassi. E così è stato. Un’ora e mezza di gestione della situazione (quasi come nei due casi precedenti), ascella pezzata e solo voglia di mandare a quel paese la maledetta propensione a cacciarmi nei guai che mi rende unico. L’avevo detto che questa settimana sarebbe stata un po’ particolare (eufemismo) e ne sto avendo conferma. Ma ho anche promesso di buttare via tutto in men che non si dica per arrivare a venerdì in condizioni umane. Che noia però. E’ sempre e solo il lavoro a portarmi qui, con le sue beghe e la sua originalità. Sento che è proprio la diversità, l’unicità e quel contesto a sé che lo caratterizzano a farmelo amare ed odiare al tempo stesso. Persino nella monotonia dei viaggi quotidiani e dei gesti meccanici ( sali sul treno, scendi dal treno, prendi la metro, acciuffa il tram ) potrei trovare qualcosa da amare. Giornate come questa sprigionano energia e potessi riguardarmi come in una puntata di un qualsiasi telefilm, forse mi meraviglierei di quanta ne ho da bruciare. Peccato che la vita sia un’altra cosa. Una fetta di torta minuscola rispetto a quella messa a disposizione dal tempo e di cui lo stesso tempo afferra ingordo ogni pezzo. Che ci posso fare allora? Nulla se non accettare di non riuscire più a dividermi gli spazi vuoti in maniera razionale per ficcarci dentro le passioni. A “gestire” ( che verbo orrendo ) i sottili rapporti sociali quel tanto che basta per non farli morire. A dimenticare che questo è e questo sarà il mio andazzo da qui a chissà quando. La naturale indifferenza che mi rapporta, e al mondo virtuale e a quel poco di umanità tangibile, da un lato non mi sorprende affatto. Dall’altro mi lascia un senso di profonda libertà di essere ciò che sono, accettato ma tristemente abbandonato. La ragione verrà a me.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...