Piedi a terra

Se è vero che la bici è una metafora della vita, allora oggi la vita mi ha ricordato uno dei miei limiti più grandi. Inizi un percorso, ci dai dentro da subito, poi alla prima vera difficoltà scoppi. E rinunci. E non sai che pesci prendere. Quasi piangi. Ma a quel punto sei più tranquillo e torni nel tuo luogo sicuro. Vero è che la vita ti dà un po’ di tempo ( se ti va bene ) e se sei tra i fortunati ti concede di sbagliare e rimediare senza grandi contraccolpi. Ma quando senti il cuore uscirti dalla gola ed il respiro si è trasformato in rantolo non puoi fare altro che staccare il piede dai pedali e poggiarlo a terra. Mille, milioni i pensieri che ti passano in testa mentre il battito cardiaco riprende il suo ritmo regolare e tu devi prendere una decisione. Lì, in quel momento. Non so se si tratti di un problema serio, questo lo chiarirà una visita che ho intenzione di fare al più presto. Ho un’età a rischio, sono un ciclista della Domenica, poco allenato e per giunta ancora troppo ignorante in materia. Per quanto si voglia vivere una passione e sia difficile rinunciarci, bisognerebbe istruirsi. A dovere. Ma si tratta di un limite che spesso la passione non conosce o finge di non conoscere. Non ho intenzione di frustrarmi per questa cosa, semplicemente sarebbe opportuno ridimensionarmi e tornare alla vecchia ( e sempre efficace ) umiltà che mi accompagnava quando uscivo in mountain-bike. Se la bici è una metafora della vita allora il messaggio di oggi è : “ Enzo, fatti un bagno di umiltà, dosa le forze e vedrai che arriverai al traguardo”. Quando parlo di bici e di metafore mi viene in mente il mio percorso Universitario, le raccomandazioni di mamma, il suo desiderio che, fino ad un certo punto è stato anche il mio. Poi, la salita. L’ultima maledetta salita. E la decisione di tornare indietro, verso quel luogo sicuro che mi ha fatto stare bene togliendomi però l’impagabile soddisfazione personale di aver raggiunto comunque un obiettivo. Ma è inutile rimuginare. Ora devo preoccuparmi del mio cuore e del mio respiro. Ma da dove salta fuori tutta questa presunzione di non sbagliare, di sentirmi perfetto e meritevole di punizioni se commetto qualche sbaglio? Si dai, un po’ di umiltà, quella che pretendo sempre negli altri. Ecco, la bici spesso ti mette di fronte a te stesso, apre gli orizzonti e senza tanti giri di parole squarcia la tua corazza, quella che usi quotidianamente. La bici, da solo, ha un fascino non da poco. Lavorano le gambe, ma grazie a Dio anche il cervello.

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