Andate e (soprattutto) ritorni

Le parole hanno corpo, cuore e anima; proprio come coloro che detengono il potere ed il privilegio di farne uso. Ma se il potere è di tutti, altra cosa è disporre dell’esclusiva di utilizzarle nel modo più consono. Chi ha il dono di capire che le parole non sono solo semplici unioni di lettere ma formule magiche in grado di trasmettere sensazioni ed emozioni, ha svelato il segreto del saper vivere. Andata e ritorno sono termini che fanno parte del mio bagaglio quotidiano, parole che contestualizzate alla vita del pendolare perdono gran parte della loro corposità oltre al significato concettuale. Oggi mi chiedevo a quale di queste io sia più affezionato, quale quella che meglio rappresenta il mio stile di vita e la personalità. Non ho dubbi in merito: io sono per il ritorno. La considerazione finale svela tutta la mia fragilità ed il desiderio innato di riscoprire ogni volta un luogo sicuro, il più vicino possibile. Ma significa soprattutto staticità, abitudinarietà, poca attitudine alla scoperta. Ritorno ai valori, voglia di abbandonare la strada ( forzata ) del progresso che costringe ad assumere comportamenti standardizzati. Eppure ci sono molte “andate” durante il percorso della nostra vita. E nessuno può mai sapere cosa ci riserva un viaggio. Che si tratti di un luogo o di una nuova condizione di vita ognuno di noi ha sempre fatto un biglietto di andata. Ma a tradirmi sono le sensazioni che provo ad ogni ritorno: senso di leggerezza, voglia di calore, consapevolezza di un abbraccio confortevole. Strana riflessione quella di oggi. E voi vi sentite più per l’andata oppure per il ritorno? Sarà poi vero che l’amore per il ritorno rivela tutta la nostra insicurezza? Parlo per me: esiste sempre un masochistico desiderio di fine che accompagna un viaggio di piacere. Mi è capitato più volte di godere appieno di una vacanza e poi sentire nuovamente il bisogno di abitudine. Capita a tutti, forse. Magari è solo una delle migliaia di leggi della compensazione che governano la nostra esistenza. Quindi anche questa riflessione è del tutto inutile. Permettetemi soltanto di sentirla un po’ più mia; il pendolare è affetto dalla malattia incurabile dell’osservazione analitica. E l’unica terapia è tradurre tutto qui con la smania di raccontare, tipica di chi ha svelato il segreto del saper vivere.

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2 comments

  1. L’amore per il ritorno sa si casa, di certezze e di consuetudine. Ma la passione per l’andata spinge a misurarci con l’ignoto , con la curiosità e con noi stessi … io la vivo così.

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