La piazzetta

Che tu lo voglia o no ci sono luoghi (o porzioni di essi) cui ti leghi indissolubilmente. Ti entrano in testa, negli occhi e nel cuore e ne segui il corso, come quando si accudisce un figlio. Per diletto o per forza ve ne sono alcuni che rivedi quasi quotidianamente, immagini che si imprimono nel cervello e non ti lasciano più. Pensate al percorso che compio per andare al lavoro tutte le sante mattine: gli stessi portici, la stessa piazza, il corso principale. A piedi, dal tram o attraverso i finestrini dell’autobus, ogni giorno punto lo sguardo su questo o quel particolare. Pensate ora ai tragitti che accompagnano le mie uscite in bici; occhio e croce saranno vent’anni che questa piana maledetta mi costringe a sfruttare il male minore. Strade meno trafficate, lontane da pericolose statali affollate di demoni alla guida. Non è bello morire. Percorsi sicuri e uguali cui ho cercato con il tempo (e con le gambe) di regalare un aspetto diverso, più colorito, quasi misterioso. Piccole stradine che non sai dove portano, segnaletiche che ti spingono ad andare oltre. E quel monotono tragitto diventa una nuova esperienza da migliorare e modificare ancora. Persino le lapidi con i volti sorridenti di giovani falciati qua e là, invitano a riflettere ed ogni volta ruoti istintivamente la testa a guardare se qualcuno ha portato altri fiori. Ad un certo punto della pedalata odierna, mi sono ritrovato ad imboccare la solita piazzetta. Tre sono gli elementi che incrociano nell’ordine il mio sguardo: un ameno soggiorno per anziani, di fronte un’imponente chiesa gotica ed a fianco della stessa ma ben visibile dal giardino del soggiorno, una bella impresa (con tanto di targa luminescente) di pompe funebri. Ad occhio l’ordine cronologico di costruzione pare essere questo: chiesa, soggiorno, impresa. Lasciata la piazzetta mi sono fermato per una dose di sali minerali ed è scattata la rapidissima riflessione: “ Cosa pensa un anziano che si avvicina alla fine? “ “E’ perfettamente consapevole di quel che gli aspetta?” A volte si, a volte no. Qualora lo fosse, quel triste gioco di edifici mi è parso un disegno demoniaco cui sottende un interesse speculativo non indifferente. Dio mio, se e quando, fammi schiattare subito. Perdonate la piega, ma lo spirito di osservazione induce e tenta. Belle o brutte che siano, le immagini fanno riflettere e pure le parole. Giusto così, per dire qualcosa anche oggi.

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