Calma piatta (e fisiologica)

Ci sono periodi in cui il nulla che accade pare fisiologico. Non è più questione di avere una diversa percezione della realtà, magari conseguenza di uno stato di benessere. Probabilmente, è come si andasse formando una sorta di termine di paragone utilizzabile nel futuro. Oggi uno dei miei capi mi ha detto qualcosa che tristemente condivido: “ Che differenza fa se è Lunedì, in fondo il lavoro è parte di questa nostra esistenza e se ci venisse tolto tutto quello che vi ruota intorno…”. Parlando per me, sono pienamente d’accordo con lui. Riassumendo, il concetto sembrerebbe questo: “ Si lavora per vivere e non il contrario”. Così però è brutto ed io ho sempre sostenuto il contrario, cavoli. Quello su cui concordo è che a volte, un sistema di vita finisce per fondersi con la vita stessa in termini di abitudini, prassi, volti, gesti. Se ti vengono a mancare, quasi ne senti la nostalgia. Ditelo poi ad un pendolare, abituato a gesti meccanici , ad incontri e a movimenti ormai tassativi come leggi. Sfondate una porta aperta! Poi ci sono le vacanze, altrettanto fisiologiche, magari una vita sociale che dovrebbe contribuire ad alleggerire le frustrazioni. Io sono carente in entrambi i sensi, ecco perché concordo a maggior ragione con la frase del mio capo. Non è rassegnazione, ma un dato di fatto. E quelle fasi in cui nulla accade dovrebbero essere vissute intensamente più di altre, giusto per poi richiamarle nei momenti di grande confusione mentale o stress emotivo. Di questi tempi ho un approccio semplicistico alla vita ma mai superficiale. Merito (o colpa) delle insoddisfazioni perenni sul fronte relazionale a cui non faccio caso ma di cui traggo tutto il possibile beneficio. In questo contesto mi preme ribadire ancora una volta, il nuovo impatto con il mondo virtuale. Distacco, condivisione selezionata, ed il gusto di rimanere me stesso ottenendo in cambio atteggiamenti positivi e recettivi. Da una apparente situazione di vuoto (nelle emozioni e negli accadimenti) riesco a racimolare piccole emozioni che liberano sorrisi e consapevolezze. Quanto odio il termine consapevolezza. E’ sintomo di una maturità conclamata; di accettazione di uno stato di fatto, non minabile da possibili slanci istintivi verso il nuovo. Consapevolezza batte rischio uno a zero. Per ora.

 

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