Muri invisibili

Oggi sono rimontato in sella con lo stesso entusiasmo di un bambino che si appresta a scartare i regali, la notte di Natale. Era tre settimane che non lo facevo. Andare in bici, dico. E mi sono ritrovato improvvisamente immerso in una mattina Settembrina, la foschia a togliere spazio e calore al sole; davanti, la prospettiva di una giornata luminosa e perfetta per una sana pedalata. Ancora non so se l’entusiasmo a termine corsa sia stato giustificato o meno. Più che entusiasmo sarebbe meglio dire soddisfazione. Il dubbio nasce dalla consueta incapacità di valutarsi o tendenza a sminuire una bella dimostrazione di volontà. All’interno di questo quadro pieno di luce rimane sempre un angolino buio: potevo fare di più? Oppure sto dando il massimo e non mi rendo conto? Non la metto sulla questione anagrafica perché sul mio cammino incontro tanti anziani che tutto sembrano, meno preoccuparsi dell’avanzare dell’età. Ma si lo so, è solo questione di allenamento. E io non mi alleno abbastanza e ciò che faccio è tutto quel che posso dare. Ho congelato il momento e le sensazioni di quando ho messo i piedi a terra e, dopo la scalata al terzo piano di casa con bici in spalla, mi sono fiondato sotto la doccia. Avrei mangiato un cinghiale. Forza, determinazione ma soprattutto: via, annientate in un attimo tutte le tossine dell’ufficio, l’ambiente infestato da parole e comportamenti eticamente opinabili. Insomma, rimane sempre quel piccolo angolino privo di luce che potrebbe d’improvviso illuminarsi a fronte dello sforzo in più. Provarci, andare oltre il solito ostacolo. Ho molto timore della visita medico sportiva cui ho deciso di sottopormi. Eccezion fatta per alcuni episodi, io mi sento un leone. Si, vado in corto di fiato in alcune situazioni ed è giusto che io sappia. Ci voleva per affrontare la nuova settimana, una sferzata di pura energia a fare morale e a dimenticare quei pensieri che con la nuova stagione potrebbero trovare facile riemergere. Mattina di Settembre, i campi stanno cambiando colore, mi piace sempre osservare le macchine al lavoro sulla terra. Preparare il terreno ad una nuova stagione, speranza ma non certo aspettativa, quella può venir facilmente disattesa. Stamattina sono partito promettendo di non andare oltre una certa distanza, poi non ho più comandato le mie azioni. Esattamente come quando il cervello si spegne e lascia lavorare la fantasia. Se ci credi tutto può essere. E ti rendi conto di come quella mente tanto esaltata è spesso il più grande dei muri che ci separano dalla libertà.

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