Fine turno

Uscire tardi dal lavoro non porta solo improperi e desiderio di correre verso la libertà. Nel mio caso e considerato il contesto lavorativo ( uffici aperti al pubblico ) lasciare la scrivania quando la gente (e molti colleghi) se ne sono andati, aiuta a riposare la mente. Finalmente il silenzio. Una scappata in bagno, una rinfrescata al viso e qualche pensiero qua e là guardando fuori i bambini che giocano nel giardinetto. Poi è di nuovo corsa e ancora rumore di fondo, voci che si sovrappongono fino a comprimerti il cervello e l’unico desiderio è premere un pulsante e partire a razzo verso un’altra dimensione. Ci vuole culo quando viaggi con Trenitalia. I guai non finiscono con un ritardo od un treno soppresso; a volte prendono le sembianze di una ragazzina dalla voce gracchiante che ti si siede vicino e tu non hai alternative, fino a destinazione. Il silenzio vero è qui e ora, rotto soltanto dal ritmico battere delle dita sulla tastiera e i pensieri che scorrono il più possibile veri e caldi. Cronaca di un mercoledì da bradipo. Altro che leone. Ci sto con la testa, non ho ancora avuto cedimenti del tipo porte dell’ufficio che sbattono oppure fogli lanciati per aria. Mantengo un contegno da impiegatino modello. Con fare lento e compassato, svolgo il compitino. Cosa succede fuori? Niente, se si eccettua il solito ingiustificato senso di colpa per scarsa partecipazione ai pochi rapporti che mi è concesso di coltivare. Sintomo che sono rientrato in pieno clima da pendolare e sembra non esserci tempo per altro. Tutto passa in secondo piano. E allora siamo di nuovo punto e a capo. Quando mai potrò permettermi di gestire qualcosa che non siano i panni da stirare, la spesa al supermercato oppure l’ordine maniacale dei cassetti? Forse mai o forse quando capirò che per iniziare una nuova giornata non si deve necessariamente azzerare debiti e crediti di quella precedente. La fuori succede che le giornate si accorciano, qualcuno già parla di inverno, di Natale di qualche viaggetto per dimenticare lo stress da rientro. E ci prendiamo in giro da soli perché tutt’attorno il tempo consuma, ruba, disponendo a piacimento delle nostre vite e di velleità ormai riposte. Non posso curarmi di questo Mercoledì che volge al termine perché niente ho potuto fare per evitarlo, per viverlo. In questo silenzio però riscopro la pace e mille, milioni di domande.

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