Causa o effetto?

Oggi ho rinunciato alla mia uscita in bicicletta e ciò la dice lunga sulla stato attuale delle cose. Vuoi la stanchezza ed il tempo incerto eppure solo ieri le motivazioni erano forti. Oggi era uno di quei giorni in cui non avrei impiegato più di tanto ad indossare la divisa e l’elmetto se solo qualcuno mi avesse fatto compagnia. Una di quelle volte in cui stringo i pugni, lo stomaco si contrae e poi rinuncio, come se non fosse accaduto nulla. Vanno al diavolo le teorie sul piacere di fare certe cose in solitudine, le solite dissertazioni sulle emozioni private. Non si può pretendere troppo in termini di reisistenza alle proprie convinzioni ed oggi sono crollate come un castello di sabbia. Talvolta quindi, il rinforzo deve arrivare dall’esterno ed è normale quanto umano rinunciare a qualcosa che piace. Non me ne devo fare una colpa. La sostanza è che ho abdicato in nome dell’accidia; come detto all’inizio, le membra ben distese sul letto e queste dita che scorrono sulla tastiera sono un termometro attendibile della situazione. Temo mi ci vorrà del tempo nella speranza che non faccia il birichino e lasci scorrere le cose con un minimo di equilibrio. Colpa del passaggio, dello stallo, della testa che sta pensando troppo oltre il giorno, forse la settimana. Stanno lentamente tornando le occhiaie di Zio Fester, il colorito verdastro che svela i segni della stanchezza senza possibilità di rimedio, senza trucco né inganno. Addio a quel seppur debole effetto del sole sulla pelle, ancor più sul morale. Esco dalle fasi di alto stress con tante convinzioni accumulate: ad esempio penso che dovrei spremermi le meningi forzando il convincimento di poter bastare a me stesso. Pormi un obiettivo del tutto personale potrebbe essere una soluzione. Sono scostante, questo è. Mi piacciono poche cose e fortunatamente si tratta di roba che non necessita di tempo sul breve termine. Chiusi i battenti di una stagione, ciò che mi piace va a dormire. Ora non mi è concesso più nulla che richieda tempo a disposizione nell’ambito della singola giornata, questo lo so da tempo immemore. A questo punto forse benedirò l’arrivo dell’autunno, quello vero, chiaro e deciso senza possibilità di stravoglimenti. La rinuncia di oggi ha innescato un bel meccanismo di pensieri grigio-scuri, ma non è stato l’aver lasciato la bici sul terrazzo la causa, semmai l’effetto. Confusione è la parola giusta, diffidenza quella che più frequentemente torna di moda, assoluta assenza di stimoli alle relazioni la pressoché ordinaria condizione dello spirito. Rinforzo dall’esterno e piccoli obiettivi, si ma quali? Stringo i pugni ed è un segnale di una inconscia apertura al mondo, il terrore che la mia alienazione sia cercata e voluta ma accompagnata dalla speranza di uscirne. E a quel punto non vedo la luce.

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